Balestrino

Il monumento ai Caduti di Seravezza: esigenza e desiderio di recupero per un’opera d’arte e di civico ricordo

Il recente completamento dei lavori di restauro al monumento ai Caduti di Pietrasanta ha riacceso nel cuore dei seravezzini del Capoluogo il desiderio, mai venuto meno nel tempo, di veder ricostituita nella sua integrità la composizione del monumento eretto in memoria ed onore dei propri Settantadue Caduti nel corso della prima guerra mondiale (1915-1918).

Nel caso di Pietrasanta, i lavori di ripulitura del monumento sono stati motivati dal rinvenimento – su provvida indicazioni di un cittadino – del frammento di marmo (avambraccio destro sorreggente una fiaccola) che giaceva interrato in un’aiola di piazza dello Statuto, ove era finito nel corso dell’ultima guerra. Nella città dell’Arte, ove abbondano laboratori e artigiani del marmo senza eguali, non è stato per niente difficile, alla stregua delle immagini prelevate da documenti e cartoline, ricostituire l’integrità della Vittoria equestre, opera di Abele Jacopi (Ripa 1882 – Strettoia 1957).

A Seravezza, gli eventi legati alla modifica nel tempo del monumento ai Caduti hanno avuto diversa genesi e sviluppo.

Opera del camaiorese Cornelio Palmerini (1892-1927) e terminato per sua morte da Pietro Bibolotti (Pietrasanta, 1885-1964) e Arturo Dazzi (1881-1966), il monumento – altezza totale 8,90 metri – fu realizzato in marmo “Bianco Seravezza” donato dalla società Henraux ed inaugurato dinanzi a gran folla il 19 maggio del 1929, giorno della Pentecoste.

L’Apuano, questo il nome conferito al monumento dal suo ideatore, trasse ispirazione da un episodio avvenuto nel corso della guerra italo-turca di Libia (1911-1912): «... poco prima della mezzanotte dell’11 febbraio 1912, gli arabi attaccarono con forze superiori, come numero e mezzi, la nostra ridotta a Derna, composta dal quinto reggimento degli Alpini. Dopo breve resistenza, consumate tutte le munizioni, i soldati italiani intrapresero la difesa con ogni mezzo. Nel furore della lotta, un alpino, incurante delle ferite, rimasto anch’egli senza munizioni, lanciò un macigno contro il nemico ormai giunto nei pressi del muro protettivo. Il suo gesto, ripetuto dagli altri, contribuì a tenere gli arabi a distanza. Palmerini trasfuse l’episodio nel monumento di Seravezza, trovando unanime consenso presso la commissione giudicatrice ...» (da una memoria di Tito Salvatori (1913-1999) su «Versilia oggi», aprile 1995; ed inoltre, su Giorgio Giannelli: «Almanacco versiliese”, volume III, 2008).

Il basamento, quadrilatero, si compone di due parti sovrapposte: quella inferiore, su ciascun lato, accoglie un tozzo appoggio per l’affissione delle corone in occasione delle cerimonie commemorative; sulla facciata di quello superiore, rivolta verso la gran parte della piazza, sta incisa la dedica con le semplici parole: «Seravezza / ai suoi Caduti / nella guerra MCMXV-XVIII [1915-18] / Settembre MCMXXVIII A. VI [1929, anno sesto dell’era fascista]».

Il piedistallo, anch’esso di base quadrata, contiene gli altorilievi della Madre, della Sposa dell’Avanzata e della Morte. I primi due sono opera dello stesso Palmerini, gli altri due dell’amico Pietro Bibolotti, e vogliono raffigurare il filiale amore, la famiglia, il virile coraggio e l’estremo sacrificio.

Al di sopra, nel possente gesto di scagliare un macigno contro il nemico, il nudo eroe di Seravezza (la sua altezza è di 4,30 metri) ricorda ed è metafora delle antiche qualità di forza e di fierezza del popolo Apuano che, in questa terra, strenuamente e lungamente si oppose all’avanzata degli eserciti di Roma (Tito Livio, Ab Urbe condita), e vuol ricordare a tutti come gli abitanti di questa valle sappiano bene essere “ostinati cavatori di pietra in pace ed animosi lanciatori di pietre in guerra” (Gino Polidori, 1897-1964).

Fin dal giorno della sua inaugurazione, il complesso dell’Apuano, costituito dal monumento e da un giardinetto perimetrale delimitato da recinzione quadrata in ferro (che è sempre stata indicata in Seravezza con il termine inappropriato di “cancellata”), non aveva subìto grandi alterazioni, ad eccezione delle stigmate della Linea Gotica (proiettili e schegge che ancor più ne suggellavano il valore simbolico e la sacralità) ed il depauperamento (anche questo di valore simbolico) delle scuri, sembra in bronzo, dei fasci littori collocati sugli angoli.

Ma l’esigenza di una “rimeditazione” della piazza principale del capoluogo all’indomani della funesta e disastrosa piena del 19 giugno 1996, ha portato con sé una radicale modifica del monumento ai Caduti di Seravezza, prevalendo nell’Amministrazione Comunale l’idea che, togliendo la cosiddetta cancellata, aumentasse lo spazio del centro cittadino per gli incontri tra le persone o il parcheggio delle autovetture.

Poi, gli ulteriori provvedimenti realizzati allo scopo di chiudere al traffico la maggior parte della piazza, hanno ulteriormente sacrificato il valore simbolico del monumento, relegandolo in pratica a grandioso, ma semplice manufatto marmoreo che, privo di quella recinzione di doveroso rispetto, facilmente viene utilizzato per i suoi gradini emergenti dall’asfalto, divenuti ripiani di sgombero (attrezzatura varia del centro civico) o panchine per soste da turista.

Ora il desiderio di non pochi residenti, ma anche di coloro che credono nei valori simbolici di un monumento, in particolare di quello dedicato alla memoria dei Caduti (ogni paese d’Italia, prima o poi ne ha innalzato uno per ricordare i propri soldati periti nella prima guerra mondiale), è quello di vedere ripristinato l’intero complesso dell’Apuano, con la ricomposizione della “cancellata” e del perimetrale giardinetto.

La richiesta dei cittadini non si mostra priva del criterio dell’opportunità e della sostenibilità.

Questa istanza trova la sua prima motivazione nel voler restituire protezione e rispetto ad un monumento che è diventato la raffigurazione della fierezza ed audacia del popolo apuano; il suo ripristino è avvertito come necessario, per restituire ad esso quella completezza che non è stata alterata in nessun altro paese della Versilia.

Con i tempi che corrono, improntati ad una generale e complessa, ma nebulosa crisi economica, in cui tutto appare difficile, la spesa del restauro potrebbe apparire inappropriata o rinviabile, ma a questa difficoltà sopperisce l’entusiasmo e la partecipazione di coloro i quali si sono già offerti di provvedere al restauro dei 30 metri di sviluppo della cancellata, al recupero dei marmi (otto pilastri a base quadrata e quattro fasci littori, le cui scuri nessuno ha più visto dal 1945) e alla donazione delle quattro pianticelle di orbaco. È stato anche ritrovato uno dei 36 medaglioni in ferro che recavano impresso il nome delle più significative battaglie della prima Guerra Mondiale; questo ricorda la sfortunata battaglia di “Podgora” (Gorizia, 19 luglio 1915), mentre gli altri furono esposti, alcuni anni or sono, lungo parte del bordo inferiore del Campo della Rimembranza di Seravezza.

Di questi desiderii la Sezione «Versilia Storica» dell’Istituto Storico Lucchese si è resa subito interprete, partecipe e patrocinante e si rivolge all’intera Cittadinanza del capoluogo con lettera aperta, affinché emerga – corale – la proposta di restituire al monumento la sua cancellata perimetrale e possa trovar compimento tale opera di grande rilevanza civica nel corso dell’anno 2019, in concomitanza con il centesimo anniversario della fondazione in Seravezza dell’Associazione Nazionale dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.

«Versilia Storica» si impegna fin da ora a celebrare tale ricorrenza, in quanto sarà ulteriore tributo di onore e memoria ai nostri Caduti in tutte le guerre.

Seravezza, 2 luglio 2017

Luigi Santini
direttore di «Versilia Storica»
dell’Istituto Storico Lucchese

Commenti

08-12-2017 - 12:12:25
Anna Guidi

Ricerca accurata come sempre, bravo Luigi!
Nel contesto delle celbrazioni del 4 novembre a Seravezza, il 4 dicembre alle Scuderie Granducali. l'Arcivescovo di Pisa, Monsignor Giovanni Paolo Benotto, ha tenuto una lectio magistrale, sulla lettera del 1 agosto 1917 che Papa Benedetto XV scrissee con l'intento di porre fine all' "inutile strage". Un'occasione unica e di grande spessore culturale che ho avuto l'opportunità di cogliere, nonostante la scarsa informazione data dall'amministrazione comunale, organizzatrice dell'evento.

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