Balestrino

La Madonna del Sole

LA MADONNA DEL SOLE

Deus sit in corde meo, ut valeam sic scribere et narrare miriabilia Sanctissime Immaginis Virginis Mariae, quae custoditur summa cum veneratione a Communitate terrae Petrae Sanctae in eclesia divini Martini ad gloriam et laudem onnipotentis dei eiusque virginis genitricis semper Mariae. Amen

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..Io per me, ne da me posso trovar, ne investigar più perfetto et proprio nome, quanto che chiamarti Madre di Iddio, Regina de Cieli, et oltr'a' mille, et mille ti invocherò chiamandaoti Avocata de peccatori poi che il lunedì delli 13 di detto mese giorno di Sanat lucia senza alcun nostro merito ti sei degnata scacciare dall'oscurato cielo ogni pioggia, et nuvola, et per tua pietà, et celmenza hai fatto scoprire il bramato sole a noi tanto tempo occultato, et concedutoci il bel tempo acciò si possafare le solite semenze per la sostentatione di noi miseri mortali indegni di tanto di tanto benefitio, et gartia: onde per tanto favore , et dono ricevuto di nuovo ti preghiamo ad accettare quest'ultima mattina riguardando solo alla tua infinità, et divina pietà, et clemenza verso noi miseri peccatori in questa vita, accio che nell'altra con la medesima pietà , et clemenza siamo fatti degni venirti a servire in Cielo in secula seculorum. Amen.......................................................

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Francesco Cavalcanti, 13 dicembre 1621

 

PREMESSA.

Pietrasanta, 24 maggio 2018 - Con una solenne processione del clero officiante all'interno del Duomo, nella tarda serata di giovedì 24 maggio 2018, hanno inizio le celebrazioni religiose per il centocinquantesimo dell'Incoronazione della Madonna del Sole. Ad incoronare la sacra immagine fu, la mattina del 24 maggio 1868, il CardinaleCosimo Corsi,Arcivescovo di Pisa. 

Centocinquanta anni dopo il velo si alza lentamente sul dipinto incastonato nello splendore del trono, costruito nel 1862dall'artista farnocchino Roberto Cipriani. Alla presenza delle autorità civili di Pietrasanta e di Forte dei Marmi, Monsignor Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa, celebra la Santa Messa accompagnata dal coro diretto da Susanna Altemura. 

Monsignor Stefano D'Atri, nel ringraziare le autorità, sottolinea come la storia religiosa della Madonna del Sole si intrecci da sempre con la vicenda civile.

Monsignor Arcivescovo nell'omelia evidenzia che l'Incoronazione avvenne in momenti non facili per la Chiesa intenzionata con quell'atto ad affermare che l'identità cristiana, pur riconoscendo l'autorità temporale, si collocava in una prospettiva di superiorità. Passando a delineare la figura di Maria, in riferimento alla letture del giorno, l'attenzione si sofferma sul compito assegnatole, ai piedi della croce, dal Figlio: esercitare una maternità più larga, rivolta a tutto il mondo che, con il richiamo al brano dell'Apocalisse, si spende anche in mezzo ai complotti, in uno scontro contro il male. Maria, vestita di Sole, vince il drago e sollecita i cristiani ad impegnarsi nella lotta per il bene.

In preparazione al Centocinquantesimo sono stati creati anche alcuni oggetti artistici: una medaglia commemorativa a cura di Piergiorgio Mei, del Gruppo Filatelico Numismatico, e di Enrico Botti; la riproduzione di un'antica stampa, un' acquasantiera ed altri oggetti devozionali in ceramica raffiguranti la Madonna del Sole, a cura dell'artista Ivo Poli; la riproduzione del dipinto su tavola in legno, realizzata da Alfio Bertolaccini e Giuseppe Fabbricotti.

Il restauro del Trono del Cipriani è opera di: Lino Lazzeri, per le dorature, Ettore Mattei, per la struttura in legno, Nicola Spelta per la parte edile. Restando in tema si ricorda nel 1855 la sacra immagine fu restaurata la prima volta, per al somma di ottanta lire da Ranieri Leonetti, pittore attivo nella valle di Cardoso e in Querceta, nativo di Cafaggio, la seconda nel 1978-79 da Fausto Giannitrapani.

Il Leonetti incise anche una riproduzione a stampa dell'immagine divulgata per lungo tempo nelle case dei devoti ed anche adesso nella circostanza del centocinquantesimo dell'Incoronazione. In precedenza una stampa era stata approntata per volontà della famiglia Campana.

In tema di arte, e di devozione, l'attenzione non può non andare alla Cappella della Madonna del Sole, dove è stabilmente collocato il quadro. Il rescritto granducale che autorizzava i lavori di ristrutturazione del luogo dove dal 1453 e fino a quel momento si venerava San Bernardino da Siena, venne emesso il 3 settembre 1819. Fra i finanziatori si ricorda la signora Fortunata Lucetti. Nel frangente dei lavori il Duomo venne chiuso e il quadro della Madonna trasferito, fino al 20 maggio 1823, in Sant'Agostino. Una pala in bronzo rivestito d'argento, opera di Leone Tommasi, fusa e argentata dal figlio Luigi, riveste l'altare. Fu eseguita dal 1962 al 1964, proposto Monsignor Renato Magni. Nel 1966 il figlio di Leone, Marcello, portò a compimento l'opera nei due bassorilievi raffiguranti Sant'Anna e San Gioacchino ed il pannello col vecchio stemma di Pietrasanta.

Le celebrazioni per il Centocinquantesimo dell'Incoronazione della Madonna del Sole si concludono il 24 e il 25 novembre 2018, con due intense giornate dedicate all'approfondimento teologico pastorale della devozione ed alla preghiera. In sette mesi la conoscenza di tutti gli aspetti legati al culto della Madonna del Sole è stata approfondita mediante ventitré iniziative organizzate e promosse, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Lucca, dei Comuni di Forte dei Marmi, Stazzema e Seravezza, dalla Propositura ed Insigne Collegiata di San Martino, dal Comune di Pietrasanta, dall'Istituto Storico Lucchese “Versilia Storica”, dall'Unitalsi, dal Comitato Archivio Artistico Documentario Gierut. 

Ventitré, tante quante gli stemmi di Pietrasanta dipinti all'interno del manto che avvolge la Madonna di cui ripercorriamo adesso la storia utilizzando anche le pubblicazioni di Danilo Orlandi, Piero Mori, Ezio Marcucci Luigi Santini.

 

Il CONTESTO DI NASCITA DEL CULTO E LA SUA VICENDA .

La vicenda della Madonna del Sole ha inizio nel Trecento a Pietrasanta. Un secolo movimentato per la nascente città, un secolo importante per la storia europea e della nostra penisola. In apertura, Bonifacio VIII proclama il Giubileo che, secondo Tolomeo di Lucca, convoglia a Roma duecentomila pellegrini. Non pochi di costoro transitano sul tratto della via Francigena che a Pietrasanta coincide con quello dell'Aurelia.

Il borgo fondato nel Duecento da Guiscardo per volontà dei lucchesi, non è soltanto, con la mansione di Munt Cheverol, un punto di riferimento e di ristoro per chi è in viaggio alla volta di Roma o di Gerusalemme, è anche e soprattutto un caposaldo strategico oggetto di lotta e di conquista.

Lo statuto popolare lucchese del 1308 conferma gli abitanti nei diritti e privilegi “ habita, facta et concessa tempore Domini Guiscardi de Petrasanta, Lucani potestatis”Una robusta cinta muraria si oppone all'assalto dei nemici; la Rocca Ghibellina, la Rocchetta Arrighina, le Torri del Brandeglio e del Riposo dell'Aquila svolgono la funzione di avvistamento e di difesa da ogni lato mentre un vallo nella parte alta, un fosso nella bassa e alcuni ponti levatoi sono di ulteriore garanzia. Città di fondazione è Pietrasanta, ad opera di Guiscardo nel 1255, con un'organizzazione urbanistica progettata a tavolino, razionalmente concepita, dove i rapporti e le proporzioni testimoniano la ricerca di armonia. Franco Buselli, che indica come probabile progettista un certo Lombardo operante a Lucca fra il 1236 e il 1260, ne riconosce l'intento di città ideale, a somiglianza di quanto creato da Dio, perfetta in ogni sua parte e quindi in ogni sua dimensione. La via di Mezzo, la Sottana e la Soprana tagliano longitudinalmente il rettangolo che racchiude i quartieri divisi in ordinati moduli, le mura la cingono raccordandola al primitivo villaggio, Rocca di Sala dal sapore longobardo. 

Il borgo murato subisce l'occupazione di Arrigo VII, le vessazioni dei Pisani, gode delle attenzioni di Castruccio Castracani, finisce sotto il dominio di Genova, della Francia, fa gola a Firenze che nel 1342 ne ottiene il possesso con Barga ed altri castelli. L'anno successivo un incendio, non si esclude per mano dei Pisani, distrugge il borgo ma non la Rocca. Gualtieri di Brienne, Duca di Atene e Signore di Firenze, elargisce soccorsi ed assistenza per evitare lo spopolamento dell'abitato. Ceduta ai conti di Lavagna in funzione antipisana si scontra con le truppe del Vescovo di Luni, parente dei Visconti. Col lodo rogato da ser Piero di ser Gherardo l'8 maggio 1345, arbitro Filippo Gonzaga, Marchese di Mantova, Pietrasanta finisce sotto il dominio di Pisa. In quell'anno Carlo IV di Lussemburgo, di ritorno dall'incoronazione a Roma, male accolto a Pisa, soggiorna nella Rocca da dove infligge una sostanziosa ammenda ai pisani. nel 1348 la peste, cornice entro la quale fioriscono le novelle del Decamerone, si abbatte sul Firenze e dilaga in toscana. Nel 1370 Pietrasanta torna a Lucca.Sullo sfondo delle vicende che coinvolgono il borgo versiliese, si snoda per la grande storia, la cattività avignonese, la guerra degli Otto Santi e lo Scisma d'Occidente. Urbano VI, nel contesto di incontri diplomatici finalizzati alla soluzione dello Scisma, sbarca a Motrone nel 1386 per raggiungere, percorrendo a cavallo la via della Mercatura, la città, lo accompagnano dieci Cardinali. Vincenzo Santini riferisce che ”fu certamente in quest'occasione che i Pietrasantesi avendo compiuto il loro bel Duomo, e già al Rettore essendovi sei cappellani, chiesero al Papa che venisse conferita nuova dignità a questa chiesa, ed il diritto del fonte battesimale, il che venne loro accordato nel giugno 1387, con bolla data da Urbano VI in Lucca”.

Sul finire del secolo, le scorribande delle compagnie di ventura devastano la penisola, non ostacolate dai Signori di Pisa, gli Appiani, mentre Lucca è intenzionata a realizzare in Versilia una linea di difesa con gli sbarramenti nella zona di Porta e del Cinquale come capisaldi. Pur contando sull'appoggio di Firenze, non è possibile evitare il passaggio, in aiuto di Pisa, delle truppe di Gian Galeazzo Visconti. Il Trecento si chiude per Pietrasanta e la Versilia con un bilancio assai movimentato e con perdite, fosse altro in tema di tranquillità e benessere per gli abitanti, sempre angosciati per le dispute e le lotte. E' mia personale convinzione che il senso di appartenenza che i versiliesi della Versilia Storica hanno a se stessi ed a nessuna altra istituzione territoriale, abbia le sue radici in questo continuo passare da un dominio all'altro, avendo a tutti ben preso le misure.

Tornando al tema della fatica del vivere in Pietrasanta e nella pianura tutta, va considerato che dalla tarda primavera a tutta l'estate è necessario, per chi ne ha i mezzi, abbandonare il borgo per ritirarsi sulle colline ed evitare la malaria. Tale costume e rischio si protraggono per altri quattro secoli stando al Targioni Tozzetti. Va messo in conto che, oltre che di malaria ed infezioni, si muore anche per epidemie. Le due chiese di San Nicola e di San Giusto, edificate nella longobarda Sala Nova, vengono chiuse “essendosi resi desolati i luoghi , ove erano situate, per causa della peste, e sospetti per motivi di assassinii”. In questo quadro poco rassicurante, lentamente ma progressivamente, a Trecento inoltrato, l'arredo urbano migliora arricchendosi di edifici di culto e registrando la progressiva sostituzione delle case in legno con dimore in muratura. 

E la fama del borgo aumenta anche per la presenza di artisti venuti da lontano come gli Stagi ed i Riccomanni.

L'ascesa al trono di Lucca di Paolo Guinigi, nel novembre del 1400, è fondamentale per il progresso del borgo che può con lui godere un periodo di relativa tranquillità. Per sua volontà viene costruito nel recinto della Rocca un elegante palazzetto con un loggiato e terrazza belvedere. La cinta muraria ne è ingentilita e la città è scelta sovente come sede di incontri e di negoziati.

Nel contesto di questo periodo nasce il culto della Madonna di San Martino, poi Madonna del Sole. Opportunamente Vincenzo Santini, nel volume IV dei Commentarii,introduce l'argomento con una panoramica del culto mariano che muove da un sogno famoso. E' la notte del 4 agosto del 352 d.C. e nel sonno compare, al patrizio romano Giovanni, la Vergine che gli ordina di innalzare un tempio là dove il mattino seguente avesse trovato neve caduta di recente. Dalla Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore di Roma, edificata per ottemperare al comando, il culto della Madonna si estende ovunque. In Versilia a svolgere questo ruolo sono le donne della famiglia di San Walfredo, illustre discendente dei duchi Longobardi, ritiratesi nel monastero di San Salvatore. Non manca, nella prolusione del Santini, un richiamo alla Madonna di Sotto gli Organi che alcuni vogliono sia l'immagine sottratta dai Pisani al monastero di Gello, altri proveniente dall'assalto di Gombitelli, altri dalla distruzione di Lombrici. In quest'ultima circostanza l'arco della porta del castello a cui il dipinto era appeso sarebbe rimasto intatto. In ogni caso la tavola sacra trova collocazione nel Duomo di Pisa e l'eco del miracolo di Lombrici e delle grazie ricevute si diffonde in Versilia. Fin dall'VIII secolo, a Stazzema la Chiesa è intitolata a Maria Assunta. 

Per inciso, nell'autunno 2017 con la Peregrinatio Mariae l'icona della Madonna di Sotto gli Organi è portata e venerata nelle Chiese della Versilia e di tutta l'Arcidiocesi, nel 2018 il Centocinquantesimo dell'Incoronazione della Madonna del Sole offre un'altra importante occasione di attenzione alla devozione mariana, il prossimo appuntamento in Versilia è per il 2021, duecentesimo dell'edificazione del Santuario del Piastraio dove si prega la Madonna del Bell'Amore. 

Tornando alla nascita della devozione della Madonna del Sole, è sempre Vincenzo Santini ad informare che, secondo tradizione, la venerata immagine era “situata nel vestibolo anziché nel Guardiolo del Pretorio di Pietrasanta, il qual Palazzo, fin dalla fondazione della Terra, era situato nell'angolo meridionale della Piazza, ed ebbe poi in seguito una facciata di fronte alla Porta Ghibellina, allorquando questa fu aperta da Castruccio”.Il Santini evidenzia come, fin da subito, la devozione si collochi in un contesto di civico potere: “Ma che la Pittura di cui si tratta fosse situata in luogo pubblico, e certamente nel Porticato di Palazzo di giustizia e comunale, nel tempo stesso, ne è ampia testimonianza, non tanto il grandioso e solido tavolone tratto da un sol pezzo di rovero, quanto il dipinto esteso dell'Immagine di N.S: anche quelle dei due SS.Giovanni (che ritti in pie' fiancheggiano la sedente Vergine) ed alle Armi poi di Pietrasanta colorate sul drappo che fa spalliera alla Madonna ed al Bambin Gesù”. Di seguito Vincenzo Santini, dopo altre specificazioni sui luoghi e sulla tela, riferisce, come tramandato dalla pia tradizione, il miracolo della ferita inferta al quadro.

Teatro del mirabile evento è Palazzo Pretorio dove, in rappresentanza del potere dominante, risiede il Commissario Governativo, vigilato dalle guardie del Bargello. Ed è proprio nella trama del ritmo delle giornate degli sgherri del Palazzo che ha inizio la leggenda che qui trascrivo nella versione di Piero Moriin “Pietrasanta dal XIV al XVII secolo, aspetti di vita del capoluogo versiliese intorno ai tempi del miracolo della Madonna del Sole”

I due famigli di guardia al Palazzo di Giustizia, sfruttando un attimo di provvidenziale quiete, si erano sentiti momentaneamente liberi di abbandonare la marzialità del loro contegno, per concedersi un po' di riposo. Anche sotto il corsetto di uno sbirro, dopo tutto batte il cuore di un uomo! Individuarono due panchetti e, dopo aver bevuto alcuni sorsi di vino, fornitisi di un tavoletta di legno, si misero seduti l'uno di fronte all'altro, poco distante dalla porta onde non perderla d'occhio. Lì, dappresso, la sacra Immagine della Madonna col Bambino completava quel quadretto che, se non fosse per la differenza dell'epoca e dell'ambiente , potremmo dire di “manzoniana memoria”. Secondo una brutta abitudine di quei giorni, assai diffusa tra ciurmaglia del genere, quei ceffi, non certo inclini per mestiere alle raffinatezze ed alla morigeratezza, fecero subito apparire i dadi e si misero a giocare lanciandoli sulla tavoletta della quale si erano muniti. Luogo invero non adatto per una bisca, anche se improvvisata, data l'austerità di quella sede dove si rappresentava l'autorità dello Stato e si amministrava la legge! C'era pertanto in tutto questo qualcosa di mortificante da un lato e di riduttivo dall'altro. Ma di meglio forse non si poteva avere e scadeva così ignobilmente pure la funzione ammonitrice di quel suggestivo dipinto , posto a severo monito dei colpevoli, a speranza degli innocenti, ad esortazione dei giudici per l'equità dei verdetti. “O Vergine”- certamente i implorava-”prega tuo Figlio che perdoni, che sostenga, che consigli.” Era una supplica sincera, indirizzata all'Amore Supremo ed alla pietà di due grandissimi cuori, un'invocazione fiduciosa a Colei ed a Colui che delle miserie del mondo avevano assaporato l'amarissimo fiele. Ma gli sbirri non dovettero entrare in simili considerazioni, vivendo certamente la vita in senso irrispettoso e con il solo scopo di mirar il gioco, il denaro, la sopraffazione e la dissolutezza. In quel mentre si stavano magari giocando la paga o la femmina di una notte. Cosicché la sfacciata fortuna del compagno mosse a tal rabbia il perdente da farlo bestemmiare e lanciare irosamente i dadi contro la Madonna, nel cui sguardo, probabilmente lesse disapprovazione per la sua condotta.

Ma il novello Giuda, invece di ravvedersi, mise addirittura mano al pugnale e la lama dell'arma , lunga e sottile, si conficcò vibrando, nel fianco della vergine. Un copioso fiotto di sangue sprizzò fino a raggiungerlo, atterrendo il commilitone che fuggì precipitosamente coprendosi la testa con un braccio, quasi a difendersi dalla sovrastante minaccia di un pericolo immediato. L'atto sacrilego non passò inosservato. La voce del prodigio accaduto si sparse fulminea per le rughe, le contrade e la piazza Maggiore, richiamando la generale attenzione.”Al miracolo!,,,,Al miracolo!...”-urlavano tutti -“Al Pretorio!....Al Pretorio!.... Presto!”Ormai presi da comune agitazione ossessiva. Poco dopo una ressa si stringeva intorno all'autore della tremenda profanazione che, genuflesso, battendosi il petto, malediceva disperato se stesso e chiedeva perdono del suo gesto inconsulto. Nessuno osò toccarlo, vituperarlo. Lo lasciarono piangere nel suo pentimento. Fu quello un secondo grande miracolo. Gli sguardi si rivolsero alla Madre Celeste, alla sua ferita ancora sanguinante. Ad un tratto un urlo fece voltare i presenti: “Il Santo Bambino!”..Il Santo Bambino!...” Il piccolo Gesù aveva, in effetti, cambiato il posto. Per evitare l'esecrabile offesa della misericordia che l'avrebbe raggiunto, la Madonna aveva spostato il Figlioletto ed il pugnale, lanciato dal collerico famiglio, l'aveva colpita nel fianco. 

Il miracolo, radicato nella tradizione popolare, trova un ulteriore riscontro in un' immagine a tempera su tela collocata sopra la porta di ingresso lato mare del Duomo di San Martino. Opera di Giovan Battista Tempesti, risale al XVIII secolo, e sintetizza nel titolo “Oltraggio del Famiglio alla Madonna del Sole” l'empità del gesto. Vincenzo Santini riferisce che, subito dopo il miracolo, l'immagine fu trasportata in San Martino ed esposta alla pubblica venerazione “collocando nel luogo stesso del Pretorio , ove Ella aveva fino allora risieduto, altro dipinto in copia, per memoria dell'avvenuto miracolo: dipinto che fino ad oggi è stato rispettato ed onorato dagli esecutori del Capitan di Giustizia della Terra, e che sempre gli ha seguiti dovunque abbiano essi risieduto.” Pare quasi che la copia coincida con la Madonna dei Giusdicenti, attualmente appesa a Palazzo Comunale nell'ufficio del sindaco.

La Sacra Immagine della Madonna si trova di certo nel 1366, secondo Vincenzo Santini, nel Palazzo Pretorio. La data fa risalire a prima di quell'anno l'esecuzione del dipinto.

L'indicazione del Trecento come secolo di esecuzione del dipinto, suscita alcune perplessità che, a ben vedere, non hanno ragione di essere. Il confronto è con una pergamena del “Fondo Martini” proveniente dall'archivio Capitolare di Lucca. Il documento, un atto erogato il 10 luglio 1429 dal Notaio Antonio di Nuccorino di Lorenzo di Lucca, tratta di una vendita di terreni appartenenti all'Opera di San Martino di Pietrasanta.Fra i motivi delle necessità per cui si procede ad alienare tali beni a un tal Tomeo di Iacopo di Balduccio, vi è anche l'indicazione di dover portare a termine un dipinto, la immagine sontuosa già da molto incominciata per l'altare maggiore.Nell'ipotesi che l'immagine da completare sia quella della Madonna del Sole, la data dell'esecuzione si sposterebbe molto avanti, a Quattrocento inoltrato.

Danilo Orlandi ed Ezio Marcucci collocano infatti l'opera nel Quattrocento, ipotesi che Piero Mori e Luigi Santini ritiengono improbabile. Luigi Santini ripercorre la vicenda del dipinto sia con una certosina analisi dei documenti e del quadro, sia con un'accurata comparazione con numerosi capolavori del periodo. Particolarmente interessante è il paragone con tre dipinti eseguiti e tuttora conservati in Pietrasanta: la Madonna di Sant'Agostino di anonimo pisano-senese risalente al 1355-65la Madonna di Palazzo Pretorio, pittura murale del pisano Francesco Traini risalente al 1340-42, la Madonna dei Giusdicenti, datata 1360 e riferita a Francesco di Neri Giuntarini da Volterra . La conclusione a cui giunge Luigi Santini è che il dipinto della Madonna del Sole sia opera di un anonimo pisano-senese e la realizzazione sia da collocare nel triennio 1366-1369. 

Quanto alla tesi che vuole l'opera eseguita nel Quattrocento, che fa riferimento al documento del fondo Martini, emerge anche un elemento linguistico di cui tener conto: l'aggettivo sontuosa, seppure adatto alla regalità di Maria nella sostanza, non si addice alle dimensioni del quadro e neppure all'iconografia, la rappresentazione rientra infatti fra le Madonne dell'umiltà.

Fra coloro che, prima di Luigi Santini, si sono pronunciati per una data antecedente al Quattrocento, collocata sempre nel XIV secolo, si ricordano: padre Alessio Firpo, dei Minori Osservanti, Vincenzo Santini, il pittore Antonio Digerini, il Proposto Gregorio Bandecchi, il professor Alfonso Mazzei, l'Archivio fotografico Zeri dell'Università di Bologna che la colloca nella seconda metà del Trecento come periodo ed indica come autore un anonimo Pisano. Il Mazzei non disdegna supporre che il dipinto possa essere di un pittore di scuola senese e il Mori concorda che sia stato eseguito, o quantomeno iniziato e già quasi ultimato,nella seconda metà del Trecento. Lo dimostrano la delicatezza e la preziosità del colore, la ricerca plastica, l'equilibrio compositivo, gli effetti decorativi, anche se ridotti all'essenziale, il carattere delle scritture presenti nel quadro simile a quello delle parole incise sull'architrave di una porta oggi chiusa, all'esterno, di fianco al Duomo di San Martino, lato via Garibaldi:Ad honoremS.Martini A.D. MCCCXXX. Le parole a cui fa riferimento il Mori, in stile gotico-tedesco, compongono l'iscrizione che percorre il dipinto in tutta la lunghezza della parte alta: Vergine madre di Cristo, Signore pregatel' che perdoni a colui di que....”. La ricognizione del 1968 sul dipinto ha messo in luce che la tela ha subito una riduzione nei confronti della tavola su cui è incollata, risultando tuttavia più piccola di mm.21 rispetto alla tavola stessa, e che le le lettere, a seguito di questa riduzione, appaiono rasate. 

Quanto alla descrizione dell'immagine, la Madonna col Bambino è seduta su un cuscino posto sul pavimento, alle loro spalle un drappo decorato sostenuto ad anelli, con disegno a quadrati sul dritto e, sul rovescio, con ventritrè stemmi del comune su sfondo chiaro e cerchiati in rosso che ben risaltano sul disegno floreale della stoffa. Dorato invece è lo sfondo su cui campeggiano i due Giovanni, l'Evangelista alla destra di Maria, il Battista dalla parte opposta. Il Battista, vicino al Bambino, ma in posizione inversa rispetto ad una narrazione che solitamente va da destra a sinistra, è il primo ad accogliere, ancora nel ventre della mamma, l'annuncio del Messia, l'Evangelista ne narra vita morte e resurrezione. La Madonna e il Bambino hanno sul capo due corone d'oro, collocate il 24 maggio 1868 , altre due gemme impreziosiscono il manto di Maria: una sulla spalla destra e l'altra in mezzo al petto. Si notano anche due lesioni non profonde nella parte inferiore destra della figura della Madonna. Vincenzo Santini ne segnala una soltanto: ...il passionato giocatore trafiggesse con un pugnale il lato destro, al di sotto del petto della dipinta Vergine,in guisa tale che ancor se ne vede la ferita, e da cui uscirono alcune goccie di sangue....”Maria, mesta nello sguardo, porge al figlio una melagrana aperta, simbolo della morte. Il bambino, con espressione adulta e consapevole, benedice con la mano destra e sorregge con la sinistra un cartiglio augurante pace. 

Alla sacra immagine le popolazioni di Pietrasanta si rivolgono, nel corso dei tempi, per implorare grazie, molte delle quali rimandano alle precipitazioni atmosferiche e al diffondersi di epidemie.

Le condizioni del territorio non sono fra le più floride. Il fiume di Sala, Versilia oggi, il cui corso non è ancora deviato, lambisce il borgo e le sue acque stagnano a breve distanza dalle mura.

Nel 1563 la terra è quasi spopolata per mortalità dovuta al diffondersi della malaria, le piogge copiose aggravano la situazione, la palude è alle porte della città. Il 21 ottobre 1581 Montaigne scrive nel suo “Giornale di viaggio in Italia” che a “Petra Santa , castello del Duca di Firenza, assai grande e popolato di case, vuoto tuttavia di persone, perciocchè,- a quel che si dice- l'aria ci è tanto cattiva che non si può stare, e morono la più parte”. Gli abitanti, per moderare i flagelli, si rivolgono a Dio invocando l'intercessione della Madre Celeste. Tanto grande è la fiducia nella Madonna di Palazzo Pretorio prima, di San Martino adesso, che nel giugno del 1449, rifiutano una reliquia del Santo titolare proveniente da Genova, dato che non ve ne è bisogno esistendo in Duomo un'immagine della Beata Vergine in grado di fare miracoli. La notizia più antica di una processione della Madonna risale al1556, in concomitanza di una pestilenza. Nel periodo che va dagli ultimi decenni del Cinquecento ai primi decenni del Seicento, si intensificano le espressioni di devozione per chiedere protezione contro le piogge eccessive. Tali devozioni, che assumono il valore di segni, si esprimono e vengono minuziosamente registrate secondo le intenzioni e le disposizioni conseguenti al Concilio di Trento. Nel 1578, 1585 e 1586, si organizzano, per tre mattine di fila ogni volta, le processioni finalizzate alla fine del maltempo. Dal 1616 al 1621 questa ritualità si ripete per quattro volte. Alle processioni, che si protraggono fino a notte inoltrata, partecipano oltre al clero, le compagnie, le autorità civili e del popolo. La Madonna di Pietrasanta si caratterizza dunque come figura propiziatrice del “sereno aere” in una terra tanto tormentata dalle acque malsane. Nel 1616 è il Cancelliere Francesco Cavalcanti, proveniente da Volterra, a stendere il resoconto delle invocazioni e della cessazione della pioggia. Dalla relazione si apprende che il Cavalcanti ha avuto notizia, già prima di giungere a Pietrasanta, delle grazie ottenute dalla Madonna del Sole, titolo nato dalla pietà popolare che appare per la prima volta in forma ufficiale in un atto del 10 settembre 1619, allorquando il potere civile si impegna ad incrementare la solennità del culto. Ma non sono soltanto le inclemenze del clima a rendere difficoltosa la vita degli abitanti, le epidemie destano altrettanta e forse maggior preoccupazione come testimonia anche la tradizione del Sabato del Voto, risalente al 1630, nel corso della grande peste, quella narrata da Manzoni, che da un anno stava diffondendosi anche in Italia. Vincenzo Santiniriferisce che nella tragica circostanza “perfino dalla Città stessa di Milano furono spediti voti da appendere all'Altare della Madonna di San Martino”.

Nell'ottobre del 1630 il morbo si diffonde nel territorio della Repubblica di Lucca e vi infierisce per un anno causando 25.000 vittime. Di fronte a così grande flagello il popolo di Pietrasanta, atterrito, “voti porgeva a questa Santa Immagine, ma però senza pompa alcuna; sicché, fatte dare dal Magistrato di Sanità della Terra quelle disposizioni umane che credè utili ad allontanare il morbo, pose la sua fiducia nella Beata Vergine: e mentre all'intorno di Pietrasanta cadevano giornalmente molte vittime, adunavasi tranquillo il Municipio, nel 22 aprile 1631, ed atteso la preservatione e conservatione di questa Terra e suo Capitanato dal presente contagio che travaglia Italia tutta , proponeva solenne voto a questa immagine di Maria”. Viene indicato come giorno del Voto il sabato precedente la Domenica delle PalmeLa proposta è approvata dal Consiglio che il 10 maggio inoltra a Sua Altezza Serenissima Maria Cristina una supplica affinché dia il suo consenso al voto e alle spese da sostenere ( quattro scudi ogni anno per cera ed altro). Sua Altezza approva e ha così inizio la tradizione del Sabato del Voto che perdura. Altre date delle feste dedicate alla Madonna del Sole sono il 24 maggio, ricorrenza di Maria Ausiliatrice e l'8 settembre, Natività di Maria. A queste date va aggiunto il 21 novembre per fatti, di cui si dirà più avanti, legati alla linea gotica. Quanto alle epidemie, si ricordano il colera di fine estate 1835-36 che lascia immune la città e quella più temibile del “cholera asiatico” che si manifesta in due ondate, nell'estate-autunno del, 1854 mietendo centosette vittime e, nell'estate successiva, con un bilancio di centoquaranta morti, dodici dei quali il 13 settembre e tutti nella parrocchia di San Martino In questo frangente il proposto fa voto di celebrare tutti i sabati una messa all'altare della Madonna del Sole.

La popolazione avanza altre richieste al Consiglio Generale del Comune, in prima istanza per fermare l'epidemia, successivamente, cessato il contagio, per ringraziare la Madonna. infatti il colera asiatico ha infierito in Pietrasanta meno che in altre realtà e le vittime sono meno numerose che in altri paesi della Toscana. La Madonna venne dichiarata, nella seduta del Consiglio del 6 dicembre 1855, Patrona e Avvocata della Città e Comune di Pietrasanta ed è approvato il voto, della durata di cento anni, di celebrare una messa nella domenica successiva alla Solennità di Pentecoste e di svolgere processioni triennali, riservando particolari solennità alla novennale. In questo contesto si avanza la richiesta dell'Incoronazione che si realizza, con l'approvazione del capitolo di San Pietro, il 24 maggio del 1868, superato il periodo di grande contrasto e crisi locale e nazionale, fra la chiesa e le autorità civili. Delegato ad effettuare l'incoronazione è il Cardinale Cosimo Corsi, Arcivescovo di Pisa. I festeggiamenti si svolgono dal 23 al 26 maggio. Le cerimonie hanno inizio con i Vespri della vigilia. La mattina del 24, poco dopo le nove, il Cardinale esce in processione dalla casa parrocchiale, preceduto dal Clero e dal Capitolo di Pietrasanta, circondato da due dignitari e da quattro canonici della Primaziale pisana, di seguito le autorità cittadine. Sulla porta principale del Duomo è affissa una copia dell'immagine della Madonna del Sole, ai lati gli stemmi di Pio IX, dell'Arciprete di San Pietro, del Capitolo Vaticano e del Cardinal Corsi e, da una parte, i versi di Dante “VergineMadre, figlia del tuo figlio, / umile ed alta più che creatura, /termine fisso d'eterno consiglio/...........Qui se' a noi meridiana face/ di caritade, e giuso intra i mortali/ se' di speranza fontana vivace.”Dall'altra, quelli di Petrarca “Vergine bella, che di sol vestita, / coronata di stelle, al sommo Sole/ piacesti sì che in te sua luce ascose/.............Fammi, ché puoi, della sua grazia degno,/senza fine, o beata, già coronata nel supremo regno.”

Dopo essersi recato all'altare del SS.Sacramento, il Cardinale sale all'altar maggiore dove è stata trasferita la Sacra Immagine. Le due corone auree sono affidate ai Priori della Cappella della Madonna del Sole: Giuseppe Digerini, Andrea Masini ed Angelo Magri, che promettono di tenerle e conservarle. Al termine del solenne pontificale, il Cardinale inserisce le corone. Nel pomeriggio, officiante il Vescovo di Luni-Sarzana e Brugnato, Monsignor Giuseppe Rosati, l'immagine è portata in processione per le vie di Pietrasanta. Il Vescovo di Massa Carrara, Monsignor Giacomo Bernardi, celebra i Pontificali il giorno seguente, a sera grande spettacolo di fuochi d'artificio, il 26 Messa solenne celebrata dal Cardinal Corsi e ricoprimento della Sacra Immagine.In occasione dei festeggiamenti il Duomo e la città sono a sera illuminati fastosamente, la chiesa a luce viva, la piazza a luce elettrica che qui brilla per la prima volta. Proposto di San Martino, anima e regista dei festeggiamenti, è Monsignor Gregorio Bandecchi.

La Madonna è invocata anche per grazie ottenute in ambito politico. Nel 1799 , l'8 settembre, i festeggiamenti sono per l'inaugurazione di un nuovo altare, opera di Domenico Pelliccia da Carrara, dove viene trasferito il quadro, fino allora collocato sull'altare dello Stagi, e per la partenza delle truppe napoleoniche. Nella circostanza sono commissionati al pittore pisano Giovanni Battista Tempesti gli ovati, oggi sopra le porte delle navate centrali, in cui si rappresentano l'oltraggio del ferimento, di cui già si è detto, e la preservazione della città dalla peste del 1629-31. Nel 1815, in un periodo di grande fermento istituzionale, si scopre la Madonna per il ritorno sul trono di Toscana, caduto definitivamente Napoleone, del Granduca Ferdinando III. Nel 1936 è inviato alla comunità della chiesa cattolica di Addis Abeba, un bassorilievo in marmo su cui è scolpita da Ferdinando Palla la Madonna del Sole, l'Etiopia è in quegli anni colonia italiana. Nell'estate del 1944, tremenda per la Versilia, il Proposto di San Martino, Monsignor Ruffo Barontini, esprime un voto alla Madonna chiedendo che la città sia risparmiata. Si ottempera al voto la prima domenica dopo il 21 novembre, data di nascita di Monsignor Barontini. Peste, colera e guerra sono le grandi calamità, motivo di invocazione, da quando la regimentazione del territorio, anche con la deviazione del fiume, ha dato minor motivo di preoccupazione e danno per le piogge. L'immagine del Sole, legato al tema della maternità, è dunque e comunque sempre di grande conforto, anche come auspicio di luce, chiarezza e calore nello scorrere del vivere quotidiano.

 

Sabato del Voto, 16 aprile 2019
Anna Guidi

Commenti

26-04-2019 - 11:04:14
Marinella D’Addio

La protettrice di mia Figlia. Bellissimo scritto

26-04-2019 - 11:04:15
Francesca

Interessante

26-04-2019 - 11:04:46
Ilaria mancini

Lettura molto interessante.

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