Balestrino

La venerata immagine della Madonna del Sole si ammanta della storia di Pietrasanta

Prefazione:
La Madonna del Sole, oggetto di filiale devozione da parte del popolo di Pietrasanta e della Versilia, è stata eseguita negli anni compresi tra il 1366 ed il 1369, quando Pietrasanta ed il territorio pertinente erano sotto la giurisdizione della città di Pisa. Inizialmente destinato e collocato nel Palazzo Pretorio di Pietrasanta, il dipinto fu qui oltraggiato e leso da uno sgherro del corpo di guardia e l’episodio provocò il suo trasferimento nella chiesa di San Martino, duomo di Pietrasanta. Fu così che quella Madonna, fino ad allora conosciuta come Madonna di San Martino, fu invocata poi, dopo il 1621, sotto il nome di Madonna del Sole, per chiederne la protezione della città contro le piogge, la siccità, le pestilenze e le distruzioni provocate dalla guerra. Concepita come immagine destinata al devoto arredo di un palazzo del civico potere – quindi bene materiale di pubblica proprietà –, l’Amministrazione Civica ne perde progressivamente nei secoli, col possesso, la prerogativa sulla sua custodia, sulla tenuta delle chiavi dell’urna e sul calendario delle esposizioni e delle processioni: il dipinto è ora divenuto un bene, non così ecclesiastico quanto spirituale, che appartiene all’intero popolo di Pietrasanta e della Versilia, come strumento di fiducioso affidamento alla Madre di tutti.

Parole chiave:
Cosimo Corsi, arcivescovo di Pisa – Museo d’Arte Sacra Versiliese – Via Francigena – Madonna del Soccorso di Seravezza – Madonna del Sole – Madonna dell’Umiltà – Madonna dei Giusdicenti – Madonna di Palazzo Pretorio – Madonna di Sant’Agostino – Francesco di Neri Giuntarini da Volterra – Francesco Traini – Camposanto Monumentale di Pisa – Maestro della Crocifissione nel Camposanto [di Pisa].

Riassunto:
Il dipinto della Madonna del Sole è un prodotto culturale dell’ambiente artistico pisano-senese degli anni immediatamente precedenti al 1369, anno in cui Pisa perde definitivamente il suo dominio sul territorio versiliese. Dal punto di vista artistico, esso si collega con altre raffigurazioni di Maria eseguite in Pietrasanta subito dopo la prima metà del XIV secolo: laMadonna dei Giusdicenti(attribuita a Francesco di Neri Giuntarini da Volterra) e la Madonna di Palazzo Pretorio, (attribuita al pisano Francesco Trainio alla sua cerchia), che la precorrono nella scenografia e nello stile di esecuzione. Affine ai tre dipinti, è una quarta raffigurazione di Maria: la Madonna di Sant’Agostino, che si trova affrescata su di una parete di quella chiesa e che mostra nei tratti del volto interessanti assonanze stilistiche con laMadonna del Sole. La Madonna del Solee laMadonna di Sant’Agostinopossono essere state eseguite dal medesimo artista, oppure da due pittori appartenenti alla stessa cerchia, da individuare nel novero di quelli operanti nel diuturno cantiere del Camposanto Monumentale di Pisa, anche in riferimento ad un medesimo errore ortografico, non reperibile altrove, ma presente nei dipinti della Madonna del Sole, dellaMadonna dei Giusdicentied un altro, coevo, attribuito in Archivio Zeri dell’Università di Bologna al Maestro della Crocifissione nel Camposanto(di Pisa), attualmente conservato nel Museo Nazionale di San Matteo in Pisa, ove viene attribuito a Francesco di Neri Giuntarini da Volterra, lo stesso riconosciuto autore della Madonna dei Giusdicenti.

Cara Anna,

rispondo ben volentieri alla tua ricca recensione sugli eventi legati alle celebrazioni per il 150.° anniversario della incoronazione della Madonna del Sole, che avvenne il 24 maggio 1868 con la benedizione personalmente impartita dallo stesso cardinale Cosimo Corsi, arcivescovo di Pisa, che dieci anni prima, l’11 luglio del 1858, aveva elevato alla stessa dignità la Madonna del Soccorso di Seravezza.

La Madonna del Sole ed il calice Corsi

Lo faccio proprio sulla tua rassegna del «Balestrino», ringraziandotene per un’ospitalità che tanto gradisco e in ossequio alla quale offro – inedita – la bella immagine del calice donato dallo stesso cardinale Corsi (figura 1) alla Madonna del Solenel 1868.

Il prezioso oggetto liturgico – anche perché tutto in argento, cesellato e dorato – reca sul piatto della base la scritta con data del 1861, sette anni prima: «Virgini deiparae / Feroniae civitatis / Sospitatrici / in solemniis coronationis / humilis cliens / D. / An: D: mdccclxi».(«Alla Vergine Madre di Dio, protettrice della città di Feronia, nelle solennità della sua Incoronazione, un umile proselita dedica nell’anno del Signore 1861»).

Difatti, dopo che il reverendo Capitolo Vaticano ebbe emesso il 25 novembre 1859 il proprio favorevole decreto per la concessione della corona d’oro alla miracolosa immagine della Madonna del Sole (figure 2 e 3), si pensò inizialmente di dare avvio alle solenni cerimonie per il riconoscimento ufficiale già nel 1861, quando però, proprio in quell’anno, si acuirono pesantemente gli attriti nei rapporti tra il nuovo Stato Italiano e la Santa Sede, contrasti che furono superati – provvisoriamente, per poi di nuovo peggiorare ed avendo termine solo con i Patti Lateranensi del 1929 – sette anni dopo, nel 1868 appunto.

Nella suddetta iscrizione, Pietrasanta viene indicata con il suggestivo nome di Feronia, in omaggio alla fantasiosa supposizione che, laddove poi sorse il borgo fortificato di Pietrasanta, esistesse in epoca italica un bosco sacro, chiamato Fanum Feroniae, ove si praticava il culto a quell’antica divinità, poi venerata come protettrice degli schiavi e dei liberti. 

Proprio in quel 1861, viene dato alle stampe un opuscolo di 68 pagine«Documenti spediti a Roma per ottenere dal Reverendissimo Capitolo Vaticano la corona d’oro e il decreto della solenne incoronazione della Sacra Immagine di Maria Santissima venerata sotto il titolo della Madonna del Sole patrona della Città e Comune di Pietrasanta»e si dà incarico allo scultore in legno Roberto Cipriani da Farnocchiadi Stazzema (1826-1911), di costruire un nuovo trono per le future solenni esposizioni dellaMadonna del Sole.

Museo d’arte sacra della “Versilia Storica”

L’immagine di questo calice – peraltro non collegandola al culto per la venerata immagine della Madonna del Sole– era già apparsa alla pg. 146 del volume «Arte sacra nella Versilia Medicea», realizzato in concomitanza di una mostra d’arte sacra bella, ma frettolosamente tenutasi tra il 5 agosto e il 15 ottobre 1995 che non sortì l’effetto sperato di creare i presupposti per la costituzione, in “Versilia Storica”, di un Museo d’Arte Sacra alla stregua di quello di Camaiore e a favore del quale un nutrito gruppo di persone di buona volontà aveva lavorato con entusiasmo già da tre anni.

Le ragioni di questa inadeguata collocazione temporale, che vanificò tanto lavoro, furono essenzialmente due.

In primo luogo, quella mostra ospitata in Palazzo Mediceo avvenne in anticipo sulla ricorrenza del dugentesimo anniversario dell’unificazione sotto la diocesi di Pisa delle parrocchie del vicariato di Pietrasanta, compiutosi sotto papa Pio VI tra il 16 luglio 1797 (Pietrasanta con Barga) ed il 28 settembre 1798 (Seravezza): quella commemorazione, poi, come è facile immaginare, passò deprecabilmente sotto silenzio e, di essa, solo pochi appassionati studiosi tuttora hanno ricordo.

Inoltre, quel primo grande concentramento di tesori delle nostre pievi e chiese era stato concepito come tangibile segno di partecipazione della Versilia al grande progetto europeo di rivalutazione della Via Francigena, che di lì a poco prese avvio – e tuttora non si è esaurito –, mentre al contrario quella mostra fu realizzata al di fuori di tal contesto ed in perfetta solitudine culturale.

Tu stessa, Anna, fosti entusiasticamente partecipe di quel celebrativo e propositivo “Progetto per il 2000” indetto dalla Comunità Europeacon una bella conferenza tenutasi il 20 maggio 1995 nella Sala “Francesco Fontana” della Misericordia di Seravezza dal titolo: “La via Francigena: un percorso dal passato al futuro”; ma la mostra tenutasi a Palazzo Mediceo in un momento sbagliato ed eventi successivi impedirono la realizzazione di un bel sogno.

La Madonna dei Giusdicenti

Sta di fatto, però, che in apertura di quello stesso volume sull’arte sacra versiliese, fece la sua comparsa, non solo come oggetto di culto e venerazione popolare nella sua cappella dedicata, la nostraMadonna del Solein motivata compagnia di un’altra immagine di Nostra Signora, ben custodita in Pietrasanta nell’ufficio del Sindaco in Palazzo Comunale, la cosiddetta Madonna dei Giusdicenti (figura 4), tempera su tela portata su tavola che reca come data di esecuzione l’anno 1360.

Ambedue queste raffigurazioni della Madonna si caratterizzano difatti per un medesimo impianto scenografico, ove Lei, col Bambino sulle ginocchia (propriamente, sul ginocchio sinistro), è affiancata da San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, a rappresentare rispettivamente l’annuncio della nascita e l’estremo sacrificio del Cristo Redentore.

Mentre però in quella dei Giusdicenti, la Madre è seduta su di un ampio trono, in quella del Sole è assisa sopra un largo cuscino rosso deposto direttamente sul pavimento.

La Madonna dell’Umiltà

La differenza non è di poco significato, in quanto va posta in derivazione culturale e stretta relazione temporale con la raffigurazione della Madonna nella posizione dell’Umiltà, cioè seduta a terra e quindi più vicino ai suoi Figli – Lei che èMadre di tutti–, così come primieramente la concepì in Siena il sommo Simone Martini, lasciandocene poi un esemplare nella cattedrale di Notre-Dame des Doms in Avignone (Provenza, Francia), databile intorno al 1343, anno precedente a quello della sua morte.

La Madonna del Sole non è stata eseguita nel 1429

Dunque, la Madonna del Soledi Pietrasanta, nella sua raffigurazione di Madonna dell’Umiltà, è stata certamente eseguita dopo quell’anno 1343 ed altrettanto certamente prima del 1429, anno al quale viene ascritta da Danilo Orlandi nel suo saggio sulla venerata immagine, composto nel centenario della Incoronazione (1868-1968), identificandola con una non meglio precisata «ymago sumptuosa»destinata all’altar maggiore del duomo di Pietrasanta, della quale si parla in una pergamena conservata nell’Archivio Storico Diocesano di Lucca.

Nel mio studio sulla Madonna di Pietrasanta, tale identificazione sostenuta da Orlandi è stata però intensamente confutata e ne sono state evidenziate tutte quelle motivazioni e deduzioni che la rendono contradditoria, allo scopo di riassegnarla in via definitiva ed oltre ogni ragionevole dubbio al settimo decennio del secolo XIV.

Innanzitutto, il dipinto indicato nella pergamena del 1429 con la locuzione «ymago sumptuosa iam diu incepta pro altari maiori dicti sancti Martini»(“una immagine suntuosa, già da molto tempo incominciata per l’altare maggiore della detta chiesa di San Martino”)non è riferibile in alcun modo a quello della Madonna del Sole, in quanto quest’ultima può essere definita splendida, ma non certo lussuosa e sfarzosa, senza alcuna limitazione nelle spese, come nel significato dell’aggettivo latino, e quello derivato italiano di “sumptuoso”.

Poi, si afferma che esso è destinato all’altar maggiore, mentre le storiche memorie ci informano che, prima di avere un proprio altare dedicato, la Madonna del Solefu collocata sopra quello di Santa Croce, il secondo della navata di sinistra per chi entra nel duomo di Pietrasanta e che, attualmente, è dedicato a San Martino.

Inoltre, le dimensioni del venerato dipinto (cm 123,1 x 79,7) ben si attagliano a quelle di un dossale, cioè di un immagine da addossare al di sopra e sul fondo di un altare, non certo da porre sopra il primo degli altari di una chiesa.

Quindi infine, l’immagine citata da Orlandi è detta “da lungo tempo incominciata”, ma tale affermazione può riferirsi ad una gran tavola, magari un polittico, non certo al dipinto della Madonna del Soleche, come detto, è di modeste dimensioni.

Il riferimento dell’espressione «ymago sumptuosa»alla nostra Madonna è dunque inammissibile e aperto alla contraddizione, perché smentirebbe ogni notizia finora conosciuta sulla collocazione primitiva del dipinto nel Palazzo Pretorio, ove tutte le testimonianze che possediamo ce lo dicono già ultimato.

Inoltre, la presenza di quel drappo sul fondo, così istoriato dal civico motivo araldico di Pietrasanta (sempreché la disseminazione su di esso dell’arma pietrasantina non sia una sovrapposizione successiva, magari per mano di Ranieri Leonetti, che restaurò il dipinto nel 1855), non ne può assolutamente ammettere una committenza ecclesiastica o devozionale.

Infine, ma soprattutto, perché l’espressione “da lungo tempo incominciata”usata nella pergamena del 1429 è riferita al dipinto, non già a quegli importanti lavori di restauro del sacro edificio, che in effetti furono compiuti nella seconda metà del XV secolo e, più precisamente, negli anni intorno al 1366, allorquando il vescovo di Lucca Berengario autorizza l’Opera di San Martino a vendere beni per accrescere la chiesa con l’aggiunta della croce traversa.

Ma le incongruenze e le contraddizioni che rendono inconciliabile un’eventuale attinenza cronologica di quella pergamena con l’esecuzione e la collocazione del nostro dipinto, come riferito da Orlandi, sono – soprattutto – di ordine storico-artistico.

 

La Madonna di Palazzo Pretorio

Difatti, la Madonna del Sole, già Madonna di San Martinosi caratterizza per un impianto scenografico ed iconografico che la ravvicina nel tempo ed incontestabilmente non solo – come detto – alla Madonna dei Giusdicenti (figura 4), ma anche ad un’altra raffigurazione di Nostra Signora tuttora conservata in Pietrasanta, e cioè la Madonna di Palazzo Pretorio (figura 5), pittura murale comparsa nel 1932 sotto l’intonaco di una parete di quel pubblico palazzo e sottoposta a distacco e restauro nel 2001-2002, con trasferimento su tavola.

Ambedue queste raffigurazioni della Madonna hanno ricevuto un’attribuzione d’autore largamente condivisa: la prima, la Madonna dei Giusdicenti, con la sua datazione certa all’anno 1360,è stata riferita a Francesco di Neri Giuntarini da Volterra; l’altra, laMadonna di Palazzo Pretorio, in pittura murale e cronologicamente di poco precedente, al pisanoFrancesco Traini, o alla sua cerchia.

Le tre immagini della Madonna sono state eseguite in anni ravvicinati

Questi due ultimi dipinti non possono precedere di molto l’esecuzione della Madonna del Solein quanto – pur nessuno dei tre copia dell’altro –, la loro composizione scenografica, la loro iconografia e molti aspetti particolari, come i valori simbolici in essi contenuti, ne ravvicinano cronologicamente – di molto – la rispettiva esecuzione.

Vicini nel tempo sono certamente i due dipinti della Madonna di Palazzo Pretorioe di quella dei Giusdicenti, ma per disgiungere da questi l’esecuzione della Madonna del Solebisognerebbe anche ammettere l’evento possibile, ma incredibile che, a distanza di circa sei decenni – come sostenuto da Orlandi –, si sia pensato di dotare l’altare maggiore della chiesa di San Martino con una raffigurazione scenografica della Vergine Maria simile alle altre due, ma non aggiornata perlomeno nello stile e non intonata per giunta, per le motivazioni sopra esposte, con tale collocazione.

La Madonna di Sant’Agostino

Tutto, al contrario, suffraga la convinzione che la Madonna del Soledi Pietrasanta sia una pittura realizzata in tempi ben precedenti e vicini ai due dipinti che la precorrono (Madonna di Palazzo PretorioMadonna dei Giusdicenti), come illustrato nella figura 6, nella quale è mostrata una quarta raffigurazione con la medesima scenografia, quella della Madonna di Sant’Agostino.

Quest’ultima occupa certamente una posto di rilievo – anche in senso cronologico – nel corteo di affreschi istoriato sulla parete orientale della chiesa ad unica navata di Sant’Agostino, pressoché tutti di ispirazione pisano-senese – cioè, prodotti in ambiente culturale pisano, ma sensibile agli sviluppi della pittura senese contemporanea – ed eseguiti nel corso del XIV secolo e di quello successivo, senza una corografia preordinata.

Scoperta sotto l’intonaco nel 1913, alla destra della porta di accesso dalla chiesa al chiostro di Sant’Agostino, l’affresco mostra la Madonna in trono [col Bambino] tra San Martino e Santa Caterinache per scenografia e stile, si collega da vicino alla nostra Madonna del Solee ai dipinti già esaminati che la precorrono.

La Madonna è qui assisa in un trono che le fa da magnificente spalliera ed è affiancata da due Santi: quello di sinistra può raffigurare San Martino, patrono di Lucca, mentre la Santa sulla destra, può essere abbastanza serenamente individuata come Santa Caterina, che già dal 1378 possedeva nella stessa chiesa un altare dedicato, come si legge in una lapide murata alla sinistra dell’ingresso.

Tabella sinottica del raffronto tra le quattro immagini di Maria

L’impostazione scenografica è dunque ancora la stessa, come ben appare in figura 7 e nella sottostante tabella sinottica, ove la raffigurazione della Madonna di Sant’Agostinoè tenuta separata dalle altre tre.

Infatti, la raffigurazione eseguita in affresco per la chiesa di Sant’Agostinoci conduce ai primordi di questa chiesa ed al culto ivi praticato nei confronti di Santa Caterina, con il richiamo a San Martino, vescovo di Lucca, della cui diocesi ha fatto parte Pietrasanta fino al 1797: la sua valenza è quindi di natura ecclesiastica e cultuale.

Gli altri tre dipinti, quelli della Madonna di Palazzo Pretoriodei Giusdicentidel Solesono invece da riferire con estrema certezza al Palazzo Pretorio, ove si esercitava la Giustizia per conto dei governi che, nel tempo, hanno avuto possesso di Pietrasanta (lucchese, pisano, genovese e fiorentino): sono pertanto immagini di valore ed impiego civico. 

Raffronto tra la Madonna di Sant’Agostino e quella del Sole: ipotesi d’autore

Benché scarni siano finora i contributi degli storici dell’Arte alla conoscenza delle pitture murali della chiesa di Sant’Agostino, l’autore di queste note non riesce a scartare del tutto l’ipotesi che l’autore della Madonna di Sant’Agostinoe quello dellaMadonna del Soleappartengano alla stessa cerchia di autori – se non addirittura siano la stessa persona – che hanno lavorato in Pisa, sotto l’influsso culturale della contemporanea pittura senese, al diuturno cantiere del Camposanto di Piazza dei Miracoli.

Il filo conduttore di tale attribuzione deriva da una serie di rilievi (figure 8a e 8b): i lineamenti del volto di Maria nella Madonna del Soleed in quella di Sant’Agostinosono disegnati con tratti molto marcati ed attributi fisionomici tali, da dichiarare apertamente la scuola di provenienza dell’autore – quella pisana-senese – e restringere risolutamente il periodo di esecuzione dei due dipinti ai due iniziali decenni della seconda metà del XIV secolo.

Nello studio dei volti, emergono infatti questi rilievi combinati:

– sotto la fronte spaziosa, l’arco delle sopracciglia s’innalza lateralmente, non prolungandosi peraltro oltre il canto palpebrale sottostante;

– alla commisura esterna palpebrale e labiale, la palpebra ed il labbro inferiori non raggiungono il canto esterno, ma si congiungono più internamente a quelli superiori;

– del tutto corrispondente, se non medesimo, è il disegno della narice destra e quello del solco naso-labiale;

– il dorso del naso è diritto e solo all’estremità inferiore s’incurva per terminare a punta; (questi rilievi sono molto pronunciati nel volto della Madonna del Sole)

– la resa della mandibola è realizzata con ombreggiature di colore degradanti verso il volto, con un raggio di curvatura sovrapponibile;

– poco si è salvato del collo della Madonnanel dipinto di Sant’Agostino, ma quanto basta per rilevare, come nella Madonna del Sole, l’apparente mancanza di rilievi muscolari;

– lo sguardo delle due Madonne – quello della Madonna di Sant’Agostinorivolto allo spettatore e quello della Madonna del Soleal Bambino Gesù – sono improntati allo stesso sentimento di mestizia.

All’esterno del volto, infine, i nimbi presentano in ambo i casi una punzonatura caratteristica e non usuale, il cui disegno consiste in un tondo centrale circondato da sei tondi ordinati sul giro, come d’uso frequente nella pittura senese ed in quella pisana ad essa improntata.

Se dunque l’autore per i due dipinti fosse lo stesso o i due autori appartenessero ad una medesima cerchia di artisti e tenuto conto del fatto che la chiesa di Sant’Agostino, iniziata circa l’anno 1340 viene ultimata all’incirca tra gli anni 1362 e 1369 (la più antica lapide tombale a noi pervenuta è datata 1366), sarebbe anche lecito supporre che la Madonna di Sant’Agostinoprecederebbe di qualche anno l’esecuzione di quella del Sole.

Difatti, in quella di Sant’Agostinopersiste la figura della Madonna assisa sul trono, mentre in quelladel Solel’artista la fa sedere a terra su di un cuscino, perché ha prediletto il nuovo tema iconografico della Madonna dell’Umiltàideato da Simone Martini, come già ricordato.

Un esclusivo errore ortografico

Nella ricerca dell’autore del dipinto della Madonna del Sole, l’attribuzione del dipinto della Madonna di Palazzo Pretorioa Francesco Traini– uno dei massimi esponenti della pittura pisana della prima metà del Trecento – e di quello della Madonna dei Giusdicentia Francesco di Neri Giuntarini da Volterra, induce a rivolgere l’attenzione verso la cerchia dei loro collaboratori o “affini”.

In più, la considerazione che ambedue questi artisti hanno legato il loro nome al cantiere delle decorazioni pittoriche del Camposanto Monumentale di Pisa, restringe ulteriormente la cerchia dei possibili autori a tutti coloro che vi abbiamo comunque svolto un ruolo, magari anche solo marginale.

Ancor più – secondo il redattore delle presenti note – il raggio di attribuzione si restringe in riferimento alla presenza di un errore ortografico che si trova contemporaneamente presente su tre dipinti: in quelli della Madonna del Solee della Madonna dei Giusdicentiin Pietrasanta e nel pinnacolo di un polittico, conservato nel Museo Nazionale di San Matteo in Pisa, che raffigura laMadonna col Bambino (Virgo lactans) e Santi (San Giacomo Maggiore, San Giovanni Battista, Santo Stefano, Santo Vescovo), Cristo portacroce e i quattro Evangelisti(figura 9).

Tempera e oro su tavola con estremi cronologici compresi tra gli anni 1330 e 1350, questo polittico pisano è attribuito al Maestro della Crocifissione nel Camposantodi Pisa (come sostiene Federico Zeri) o a Francesco di Neri Giuntarini da Volterra(Museo di San Matteo, Pisa), con altri importanti riferimenti a Giovanni di Nicola(o seguace) o ad Anonimo Senese del Secolo XIV.

Sia nelle due raffigurazioni, che nel comparto del polittico, San Giovanni Evangelista è indicato o dispiega un rotulo con la scritta «s. iovannes», che è lemma inesistente sia nella lingua latina (la scrittura corretta è “Iohannes” o “Ioannes”), che in quella italiana, o introvabile in quella volgare.

Per indicare il nome “Giovanni”, raramente si trova nei dipinti del XIV secolo e degli inizi di quello successivo, la forma “Iovanne”, ma non si tratta di errore ortografico, bensì di iniziale volgarizzazione del latino “Iohannes”.

Nel corso di questo studio sui dipinti eseguiti nell’arco di tempo che va dal 1340 al 1430 e a denotare il fatto che i pittori dell’epoca si erano preferibilmente educati all’uso del pennello, piuttosto che a quello del calamo o della penna d’oca, sono stati riscontrati frequenti errori di scrittura.

Alcuni di tali errori sono di attinenza ortografica, altri sono avvenuti per ripetizione di parola, per impiego nella stessa proposizione di lemmi italiani e latini, altri ancora addirittura sono inclassificabili.

Alcuni, anche spassosi: come si osserva in un dipinto del 1360-1365 di Nardo di Cione, che li supera tutti, perché ritrae San Giovanni Battista nell’atto di mostrare un rotulo che contiene nella scritta ben quattro errori, di varia natura, su sette parole.

Ma nessun altro dipinto dell’intera produzione artistica di quel periodo, studiata sull’Archivio Zeri dell’Università di Bologna, contiene questa errata scrittura di «s. iovannes», come nei due dipinti di Pietrasanta e in quello attribuito al Maestro della Crocifissione nel Camposanto o aFrancesco di Neri Giuntarini da Volterra.

Anche in questo caso, dunque, ci troviamo di fronte ad un ulteriore indizio che – nell’assegnazione cronologica del dipinto della Madonna del Solee nella individuazione del suo autore –, orienta la nostra attenzione, rispettivamente, agli inizi della seconda metà del XIV secolo e, per la esecuzione, all’ambiente pisano-senese di quel periodo.

Valutazioni storico-artistiche

Come bene artistico, il dipinto della Madonna del Solee quelli ad essa collegati, sono un tipico prodotto della cultura artistica pisano-senese dei trenta anni di mezzo del XIV secolo, che trova la possibilità di esprimersi in Pietrasanta durante l’assoggettamento di Lucca a Pisa e la conseguente apertura agli scambi culturali con quell’ambiente.

Nel corso di quel periodo storico e particolarmente in quei ventisette anni della cosiddetta “servitù babilonese” di Lucca nei confronti di Pisa, con inizio nel 1342 e termine nel 1369, Pietrasanta vive un intenso sviluppo urbanistico e, nel suo centro, sono in pieno svolgimento i lavori per l’ampliamento della chiesa di San Martino e quelli per l’ultimazione della chiesa di Sant’Agostino.

La situazione politica è quindi favorevole all’arrivo di artisti da Pisa in cerca di commissioni, come non lo sarà più dopo il 1369-1370 a motivo del recupero da parte di Lucca, con la propria libertà, del pieno controllo sull’intera Versilia.

Si può pertanto argomentare come la presenza di San Martino a fianco di Maria consenta l’ipotesi che l’affresco della Madonna di Palazzo Pretorio(figura 5) sia stato eseguito poco prima del 1342 e che nei successivi dipinti, quello della Madonna dei Giusdicenti(figura 4) e quello della Madonna del Sole(figura 3), sia comparso al suo posto San Giovanni Evangelista, proprio perché , instauratosi il governo dei Pisani, quel santo patrono di Lucca doveva essere rimosso, secondo i buoni usi e costumi italiani.

L’ipotesi è avvalorata da diversi rilievi: il dipinto murale viene eseguito in periodo in cui Pietrasanta è sottoposta al dominio di Lucca e rende plausibile la presenza di San Martino, perché compatrono di quella città e, nel contempo, titolare della propria Chiesa; sull’altro lato di Maria è San Giovanni Battista, in quanto la chiesa principale di Pietrasanta era compresa nella parrocchia di San Giovanni Battista, sotto le dipendenze dalla Pieve di San Giovanni Battista e Santa Felicita in Valdicastello.

Pertanto con la Madonna di Palazzo Pretorio, assieme ai valori sacri rappresentati dalla Madonna e dal Bambino Gesù, si vuol celebrare anche quelli ecclesiastici, ponendo in rilievo l’inclusione di Pietrasanta nel territorio plebano di San Giovanni Battista e Santa Felicità e, nel contempo, in un “palazzo del potere”, la dipendenza giurisdizionale da Lucca.

Dopo l’anno 1342 e fino al 1369, la scenografia su cui è basata l’immagine della Madonna di Palazzo Pretorio, non poteva ovviamente reclutare – né sarebbe stato consentito dal governo pisano – il santo patrono di Lucca.

Per gli stessi motivi, o perché da essi derivati, sia la Madonna dei Giusdicentiche la Madonna del Solenon possono essere state eseguite prima del 1342, né dopo il 1369, in quanto non vi sarebbe stato motivo – col ritorno di Pietrasanta sotto il diretto dominio lucchese nel 1370 – di sostituire su un medesimo impianto scenografico l’effigie di San Martino con quella di San Giovanni Evangelista.

E difatti, la Madonna dei Giusdicentireca la data del 1360.

Dopo quel mutamento, non fu più possibile ritornare “ai vecchi Santi” perché, consumatosi all’interno del Palazzo Pretorio l’episodio dell’oltraggio alla Madonna del Sole– quello stesso episodio che la tradizione popolare ha sempre riconosciuto come il di Lei primo miracolo –, la sacra immagine fu tosto rimossa e traslata all’interno della chiesa di San Martino, che in quel tempo si stava ingrandendo sul suo primitivo impianto del 1255.

E difatti proprio all’interno del duomo di Pietrasanta, non molti anni dopo, nel 1380, viene fondata una cappella sotto il nome di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista: vien da pensare che tale intitolazione abbia avuto attinenza, quanto meno non sia estranea alla presenza dei due Santi sull’immagine della Madonna del Soleda non molto trasferita.

Non è applicabile alla Madonna di Sant’Agostinoil ragionamento sulla presenza o persistenza a fianco della Madonna dell’effige di San Martino, compatrono di Lucca, durante il dominio pisano, in quanto la giurisdizione ecclesiastica su Pietrasanta è rimasta sempre appannaggio della diocesi di Lucca, fino alla fine del XVIII secolo, mentre l’effige di San Martino era venuta meno nellaMadonna di Palazzo Pretorioed in quella del Sole, perché edifici pubblici e quindi sottoposti al controllo dei governi dominanti.

Infine, la scelta del santo incaricato di sostituire il patrono della città di Lucca nella Madonna dei Giusdicentied in quelle del Solepuò essere caduta su San Giovanni l’Evangelista perché, con le due nuove immagini dellaMadonna col Bambino– certamente posteriori, ma non di molto, rispetto alla pittura murale del Palazzo Pretorio –, si è voluta creare una nuova esigenza iconografica per ricondurre i cuori alla concordia e ai fondamentali valori evangelici della vita gli uomini di Pietrasanta.

La sottomissione quasi trentennale di Lucca a Pisa – città pervase loro stesse da secolare reciproco odio – aveva in effetti portato alla nascita in Pietrasanta delle fazioni tra le famiglie in auge e quelle cadute in disgrazia, alimentando dissidi, ritorsioni, vendette, ostracismi, nonché sacrileghi fatti di sangue, così come, neanche cento anni prima, era avvenuto con la nascita ed il primitivo sviluppo del borgo di Pietrasanta, dopo la distruzione del potere dei toparchi versiliesi.

E quanto gravi e luttuosi fossero stati gli accadimenti in Pietrasanta negli anni iniziali della seconda meta del XIV secolo, può ben darne misura queste memorie lasciateci da Vincenzo Santini nei suoiCommentarii Storici sulla Versilia Centrale:

– il 3 febbraio 1358, padre Lombardino da Parma, proposto di San Martino, con licenza del vescovo di Lucca «ribenediva la Chiesa violata per spargimento di sangue»;

– nello stesso anno, «nacquero nella Terra, agitata sempre per corti e variati dominii, e dalle trame di potenti vicini, serie dissensioni di partito e gran discordie per cui si venne ai fatti; onde la Repubblica di Pisa vi mandò Filippo del Vecchio, e Bartolommeo Laggi a pacificare le parti»;

«Padre Buonaventura ... da Pisa, rettore di San Martino eletto nel 1362 fugge da Pietrasanta nel 1369, atteso le parti politiche»;

«... anche il Pievano Matteo dovette fuggire, nel 1369, come il Rettor di San Martino, quando Lucca, dichiarata libera dallo Imperatore, repentinamente cacciò i dominatori Pisani; giacché in Versilia non si ristette pure la persecuzione contro i parteggiatori dei medesimi»;

«Coscio di Lando dovette abbandonare la Terra, ed il territorio di Lucca, con altri cittadini pisani, nel 1369, ed essendo allora Camarlingo della Vicarìa, dové lasciare molti interessi nel paese, oltre al vedere che, nella sua cacciata, i Benincasa si erano impadroniti dei suoi averi»;

– ancora nel 1369, «molti ebbero piacere di ritornare sotto gli antichi e naturali Signori, altri, di contraria volontà, abbandonarono la Terra piuttostoché muoversi ad innovazioni»;

– anche «i Panìchi [n.d.r.: una delle più antiche famiglie di Pietrasanta] ripatriarono nel 1369, quando Carlo IV. ridonò la libertà ai Lucchesi».

Ed allora ecco che quell’immagine della Madonna di Palazzo Pretorio– probabilmente al suo nascere destinata solo al decoro di una sala pubblica o meglio, dinanzi alla quale i Vicari e i Capitani di Giustizia avrebbero potuto giurare fedeltà alle Leggi ed al loro Governo all’inizio di ogni mandato –, progressivamente discende dalla sua posizione di maestà in trono per divenire, in umiltà, laMadre di tuttiche offre al Figlio i simboli della sua Passione (le ciliegie nellaMadonna dei Giusdicentio la melagrana nella Madonna del Sole) per la redenzione degli uomini da peccati del Mondo.

In questa sua ‘nuova’ funzione, Maria e il Figlio sono assistiti dai due San Giovanni, perché il Battista rappresenta l’annuncio della venuta del Messia e l’Evangelista lo svolgimento della missione in terra del Figlio di Dio, evocando così il richiamo evangelico alla concordia fra gli uomini, come proclamato nel rotulo del Gesù Bambino con quella scritta «Pax vobis».

Conclusioni

Ecco dunque che, in una scenografia che si ripete e con un vincolo iconografico intimamente connesso agli eventi storici compiutisi in un ristretto periodo storico, i quattro dipinti oggetto di studio creano, fin dal secondo secolo di vita di Pietrasanta, un legame culturale, politico e devozionale con i tre edifici emblematici di Piazza Grande: il Duomo, il Palazzo Pretorio e la Chiesa di Sant’Agostino.

Questo legame, non dissolubile viene illustrato dalla sovrapposizione grafica dei quattro dipinti (figura 10), in cui la riduzione proporzionale delle rispettive misure non intacca minimamente, anzi: pone in risalto la loro perfetta corrispondenza scenografica, dissolvendo ogni dubbio sull’attribuzione temporale e la rispettiva cronologia e fornendo interessanti suggerimenti per la individuazione dei rispettivi autori o, quantomeno, del medesimo ambiente culturale che li ha prodotti.

Sala Vetitia, kalendis Maii.

Luigi Santini

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