Fiera di San Luca e San Biagio

La fiera di San Biagio sostituisce nel tempo quella di San Luca che avveniva il 18 ottobre stabilita dal governo lucchese nelle Capitolazioni (ASCP, Statuti e Capitolazioni, n.6) del 1482 che recitano: “Quolibet anno de mense octobris fiant nundinae per octo dies in terra Petras ta incipiendos in die sancti Lucae....”. 

La fiera di San Biagio sostituisce nel tempo quella di San Luca che avveniva il 18 ottobre stabilita dal governo lucchese nelle Capitolazioni (ASCP, Statuti e Capitolazioni, n.6) del 1482 che recitano: “Quolibet anno de mense octobris fiant nundinae per octo dies in terra Petras ta incipiendos in die sancti Lucae....”. 

Questa non era una fiera come la intendiamo noi oggi ma era piuttosto una concessione che riguardava l'esenzione dalle gabelle, ovvero dazi, su tutte le merci introdotte nella “terra”. Questa liberalità con il tempo venne trasformata in fiera vera e propria e in seguito denomina fiera di San Luca o della Baccanella proprio perché il 18 ottobre ricadeva la festa del Santo.

Sappiamo che la terra di Pietrasanta nel passaggio che fece dalla Repubblica Lucchese alla Repubblica fiorentina nel 1484 confermò la fiera; la stessa cosa avvenne  nel 1507 quando Pietrasanta passa  di nuovo alla Repubblica lucchese e nel 1513 il governo fiorentino confermò ancora una volta la fiera di san Luca.

Questa fiera nel proseguo del tempo non ebbe però più luogo poiché tutti gli anni la comunità di Pietrasanta doveva rivolgere supplica al governo per svolgerla.  Infatti l'ultima supplica avvenne l'8 agosto del 1777 e quindi il successivo 18 ottobre fu l'ultima fiera di San Luca che si svolse nella “terra”.  Da questo momento fu sostituita dalla fiera di san Biagio probabilmente in onore al Santo effigiato in un dipinto sopra l'altare a lui dedicato nella Collegiata di San Martino (opera del pittore Bacchini di Cascina, secolo XVIII) dove è anche presente un busto ligneo contenente le sue reliquie che viene esposto il giorno stesso della fiera alla devozione dei fedeli quale protettore della gola; forse anche dalla presenza, già dal 1300, della chiesa a lui dedicata che ospitava la compagnia della Misericordia (oggi dedicata a Sant'Antonio) che aveva anche il compito di assistere i condannati a morte e che ancor prima ospitò gli abitanti di Corvaia e Vallecchia allorché gli furono demoliti i borghi dal governo lucchese. 

La fiera di San Biagio, fin dalla sua istituzione, è sempre stata considerata una delle più importanti della Toscana ed era molto apprezzata dai paesi della montagna versiliese per approvvigionamento non solo di generi alimentari ma anche dell'abbigliamento personale, di stoviglie, di stoffe e di cose necessarie per la casa. 

Inoltre tipica era la vendita di collane confezionate con “nocelle” (frutto dell'albero di avellano) e tipici erano i piatti che si consumavano come il “tordello pietrasantino” così come era consuetudine fare merende, balli e canti nella piazza già adibita a parate militari fuori di Porta a Massa (attuale piazza Statuto), frequentata da imbonitori che vendevano ogni genere di “novità” esposte sui banchi e altre attrazioni da baraccone tipiche delle fiere come piccoli circhi equestri, giostre, acrobati, mangiafuoco e da attività quali corsa nel sacco, tiro alla fune e altri spettacoli che attiravano molta folla. 

La fiera di San Biagio, da sempre ritenuta festa popolare, non era patronale poiché la patrona di Pietrasanta è la Madonna del Sole mentre San Martino , ovvero la chiesa collegiata dedicata al Santo,  era festa di “potere” poiché il Priore e gli Anziani (oggi Consiglieri) vestiti del “lucco e del tocco” (il lucco era una cappa nera foderata di rosso e il tocco era il copricapo) assieme ad altri dignitari si recavano in corteo alla collegiata dove assistevano alle funzioni religiose. 

Mario Taiuti

 

 

Istituto Storico Lucchese – Sez. “Versilia Storica”
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