Logo Balestrino

La chiesa di Corvaia - Dal Cappuccio dei Servi Di Maria Al Kamilavkion dei Presbiteri Ortodossi

La chiesa di Corvaia che oggi porta il titolo di Santa Maria Assunta è da un paio di anni parrocchia ortodossa ucraina in onore della Natività di San Giovanni Battista; don Roberto Buratti, che ne è responsabile in quanto parroco di Ripa, Vallecchia e Strettoia, l’ha concessa per il culto della comunità ucraina versiliese, notevolmente in crescita a motivo della guerra. Una barriera di icone davanti al presbiterio, un lungo tappeto centrale, un angolo per esporre oggetti di culto, libri, guide, turiboli, decorazioni elaborate e cornici dorate dichiarano un approccio solenne e sfarzoso alla cura dello spazio sacro, dei riti e delle cerimonie. Anche la musica e il canto sono tenuti in massima considerazione. Padre Ivan Malysh, lunga tonaca nera su cui risalta l’argento di una lunga catena con croce e in testa un severo kamilavkion anch’esso nero, tiene molto il coro dove canta anche la moglie e in casi eccezionali un parente tenore. In questa chiesa don Roberto celebrava messa un paio di volte l’anno, il passaggio di testimone alla comunità ucraina l’ha resa di nuovo viva. Frequentandola in occasione della settimana ecumenica ( gennaio 2026) ho apprezzato l’impegno dei parrocchiani ortodossi e notato il lusso degli arredi. Immediato e spontaneo sorgeva il paragone col passato, con i cappucci e i ferraioli, spesso lisi, dei Servi di Maria che a Corvaia ebbero un Convento e una chiesa. Non la medesima di oggi, riedificata dopo la distruzione nel corso della seconda guerra mondiale, ma nel medesimo luogo. Cappuccio e Kamilavkion, due simboli del cambiamento dei tempi, due oggetti diversi come diversa la vicenda religiosa di chi li indossò e indossa, pur guardando allo stesso orizzonte dove regna Cristo. Le migrazioni, comprese quelle determinate dai conflitti, unitamente ad altri processi di globalizzazione, impongono percorsi di educazione culturale che invitino al confronto, allo scambio, alla condivisione, a considerare ciò che unisce più di ciò che divide. L’ecumenismo rientra in questa più ampia strategia pedagogico-educativa. Quanto alla storia, che svela più scenari per un medesimo luogo (e che anima il borgo di Corvaia di presenze cancellate purtroppo dalla memoria collettiva), ha molto da dire a proposito di questa chiesa dalle radici antiche. Il luogo dove sorge, oggi un lembo di periferia era un tempo un presidio storicamente importante, Corvaja della Versilia, descritta come segue nel Dizionario Corografico della Toscana del Cavalier Repetti (1855) “ Rocca diruta chiamata Corvaja vecchia, e borgo esistente chiamato Corvaja nuova, cui è annesso il vicino borghetto di Ripa, già nel popolo della pieve di Vallecchia, ora in quello di Santa Maria Lauretana a Querceta, nella comunità, giurisdizione civile e circa un miglio a libeccio di Seravezza, diocesi e compartimento di Pisa. Il borgo di Corvaja nuova egualmente che il vicino borghetto di Ripa sono attraversati dalla strada rotabile che staccasi dalla regia postale di Genova alla chiesa di Querceta per condurre a Seravezza lungo la ripa destra del torrente Versilia , dove per un’angusta foce si schiude l’Alpe Apuana nel litorale pietrasantino, ed al cui ingresso in un lato esisteva la rocca di Corvaja vecchia e nell’opposto lato della Versilia la distrutta rocca di Vallecchia”. I due fortilizi diedero il nome ai nobili di Corvaja e di Vallecchia, la stirpe Fraolminga discendente da un’antica consorteria d’origine longobarda dove ricorrono a partire dal IX secolo i nomi Guido e Fralmo/Fraolmo e in cui si distinse un tal Guido, figlio di Ugolino Sannuto e di Rimbogia, nato intorno alla metà degli anni Trenta del secolo XIII. La fama di Guido, che visse ed operò prevalentemente a Pisa. è legata all’opera da lui redatta e nota come Libri memoriales. Quanto alla ‘chiesa’ , il Barbacciani Fedeli nel 1845 scrive “ Questo castello è composto di una sola strada in fine della quale esiste la chiesa curata, che fu già un antico monastero dei PP Serviti fabbricato nel 1445”. Dunque la chiesa preesisteva al monastero, fatta edificare da Giovanni Marconi di Seravezza per la comodità degli abitanti del piccolo villaggio, spinto soprattutto dalla volontà del figlio, frate Giacomo, religioso dei Servi di Maria presso il Convento di Lucca, al quale aveva assegnato come eredità il fondo nel villaggio di Corvaja. La chiesetta ebbe dapprima il titolo di Sant’Andrea ma quando, nel 1526, il generale dell’Ordine, Frate Girolamo Amadei di Lucca, affidò il possesso del fondo di Corvaia al Convento di Lucca, e prese a funzionarvi il Convento, lo mutò, in armonia con il medesimo, in Santa Maria delle Grazie. Nel 1985 ebbi modo di consultare quattro libri di amministrazione del Convento di Lucca, rinvenuti casualmente nel 1879 da Padre Arcangelo Migliorini presso una signora di Corvaia, Teresa Leonetti, e a lei rivendicati di pugno dal Migliorini, come si legge in una nota in calce nella prima pagina del Libro Mastro. I quattro volumi, rilegati in cartapecora e in buono stato di conservazione, furono collocati dal Migliorini nell’archivio del Convento di Montesenario, dove il padre trascorse parte della sua vita claustrale. Quanto di seguito è attinto anche dal saggio che quarantadue anni fa scrissi e pubblicai sul numero 5 del Labirinto, bimestrale di economia, territorio cultura e politica. Le annotazioni sul Libro Mastro hanno inizio nell’ottobre 1667, anno in cui, in data 13 maggio, la Congregazione dei Servi di Maria, rese autonomo il Convento di Corvaia, dipendente fino ad allora dal convento di Lucca. Nel Decreto si prescriveva che il convento di Corvaia inviasse ogni anno due libbre di cera bianca al convento di Lucca in occasione della festa della SS. Annunziata. Sempre dagli Annuali si apprende che la decisione di rendere indipendente il convento era stata presa dal Definitorio della Toscana in occasione di una dieta tenutasi a Firenze il 28 aprile 1667. Una annotazione scritta nella facciata interna del primo dei quattro volumi riferisce circa lo scopo ed esplicita le motivazioni “ Nel nome Santo di Dio e della gloriosa Madre sempre Vergine Maria qui comincerà l’entrata dei Censi et altri denari di questo nostro Convento di S. Maria delle Grazie di Corvaia sotto il Priorato del Padre Fra Filippo Marchesini di Corvaia cominciando dal mese di ottobre 1667 havendo ricevuto la patente del Priorato il giorno di S. Michele che fu il 29 settembre decorso, e l’istesso giorno fu dichiarato Convento conforme il Decreto della Sacra Congregazione del M. Rev. P. M. Piero Gherardi Provinciale de’ Servi in Toscana essendo in detto tempo in Visita”. Il Convento si popolò subito di nuovi giovani postulanti per i quali la famiglia versava, in genere, una certa somma di denaro “per elemosina”, “somma che sia servita per dare la tonaca agli stessi, sia per comperare un letto e masserizie per loro uso”. Le elemosine erano utilizzate per fornire un corredo minimo poiché la povertà era una delle cifre dello stile di vita dei frati, un impegno stretto col voto, unitamente a quelli di castità e di obbedienza. Alla morte di ciascuno faceva seguito la prassi applicata nel 1674 a seguito della morte del Priore Marchesini, “della felice memoria del quale si fece lo spoglio delle poche cose che aveva per suo uso”. Poche e malmesse. Nonostante il convento avesse risorse per acquistare terreni e per aiutare i poveri, fra Humiliato, fra Buono, fra Giovanni, fra Benigno (questi alcuni dei loro nomi) vivevano in una miseria troppo grande anche rispetto al vincolo del voto, il loro sostentamento dipendeva esclusivamente dalla cerca e il loro guardaroba era assai sguarnito come testimoniano gli inventari redatti a sepoltura avvenuta “due ferraioli cattivi bene, due camicie usate, tre camicie schiantate, un cappello usato, una cappa rotta stracciata, un tonachino usato, una camiciola rotta, un vestito di bardato stracciato et altri vestimenti in condizioni analoghe”. Negli elenchi compaiono anche “un archebugio che havea la canna ramata e la molla dell’acciarino rottauna spada, un moschetto e una spada”, armi utili alla difesa che i frati si erano procurati a ragione. Corvaia, luogo isolato, era un passaggio obbligato per i briganti, pertanto non meraviglia che i religiosi si attrezzassero per difendersi. Nel 1678, circa un decennio dopo la sua costituzione, il Convento fu meta di visite illustri: in primis quella del Venerabile Giulio Arrighetti, uomo pio e integerrimo e, a seguire, quella del Priore Reggente Giovanni Pietro Bertazzoli, fondatore del grande convento di Massa, che dal 1707 al 1714 ricoprirà l’ufficio di Generale. Ad accompagnare il Bertazzoli un altro Servita di ottima fama: il Priore Maestro Leonardo Voltaglia che fu molte volte a Corvaia e divenne in seguito Provinciale. Sfogliando le carte si viene a conoscenza anche di fatti meno felici, nella fattispecie di un sostanzioso danno economico. Protagonista della vicenda Padre Giuliano La Bella da Firenze che divenne Priore alla morte di Fra Filippo Marchesini, un ruolo che lo tenne impegnato per pochi mesi, giusto il tempo di combinare un guaio economico, raggirato forse da un certo Prete Vannucci di Seravezza. L’ipotesi più blanda è che il Vannucci prestasse al Priore una somma di denaro tanto consistente da costringere i frati a quattordici anni di sacrifici per renderla ed estinguere il debito. Ma si suppone anche che il Vannucci si sia fatto rilasciare dal Priore una quietanza a vuoto. Ignoti i motivi dell’accensione del credito. Fino al 1680 non vi sono annotazioni sulla questione anche perché non vi sono Visite Generali. Nel 1691 l’Arcivescovo di Pisa Francesco Pannocchieschi d’Elci si reca al Convento per scelta personale e vi soggiorna senza obblighi di ufficio, e non poteva essere altrimenti perché al tempo convento e chiesa non ricadevano sotto la giurisdizione di questa Arcidiocesi. Nel 1694, in occasione della Visita Generale fatta in Lucca, toccò al Priore portare fin là i libri da visionare. Infine, nel 1680 compare alla voce ‘spese’ una nota a proposito di quella fatta “per disgrazia”, e alle uscite relative al famoso debito si sommano anche quelle sostenute dal Commissario Provinciale Padre Maestro Canterini che si era recato a Sarzana e a Lucca per conferire con i rispettivi Vescovi in merito alle “false calunnie state date contro il Convento e i Frati”. Sempre in tema di spese, ma stavolta senza coinvolgere il debito, una nota del 1680 del Priore Padre Girolamo Pisani illustra quelle da lui sostenute per prendere parte al Capitolo Provinciale che si teneva a Firenze dove, peraltro, causa maltempo, non giunse mai “E più spesi lire otto e soldi sedici per andare a capitolo benché non potei andarci per le acque grosse dell’Arno assieme con il Priore d’Agnino, spesi dette sette e mezzo nel calesso cioè tanto per uno col priore di Agnino, e non lo potessimo havere a meno, e soldi dodici spesi a Viareggio a far colazione e un giulio diedi a passare il Serchio che era grosso e nel ritorno spesi del mio”. E del suo, di certo, spese anche il Priore di Agnino per tornare in Lunigiana. Fra i numerosi religiosi che vissero la loro vocazione nel Convento spicca la figura del già citato Padre Leonardo Voltaglia, Priore dal 3 giugno 1680. La sua forte personalità dette un’impronta particolare alla comunità di cui fu fedele amministratore. Uomo colto e dedito agli studi, si dedicò ad opere storico-letterarie, traducendo anche dal francese in italiano la vita san Filippo Benizzi, un presbitero dell’Ordine dei Servi di Maria di cui venne eletto Superiore Generale nel 1267. Sette mesi dopo morte, sopraggiunta il 19 gennaio 1732, fu compilato l’inventario dei beni del convento “ A di’30 luglio 1732 Noi infrascritti PP., figli di questo Convento di Santa Maria delle Grazie di Corvaia, avendo avendo riscontrato l’entrata del già Padre Maestro Voltaglia come in questo a pag. 31, primieramente si è ritrovato: scudi sessantacinque. Metà di un capitale di censo di scudi centrotrenta veri da Giovanni di Lorenzo Ridolfi Luchini di Stazzema sotto il dì 12 marzo 1730 come a pag 31 etc…Denaro non anche impiegato ritrovato alla sua morte: primo-scudi novantasei e soldi sei, secondo-scudi ottantuno, terzo- ruspi centotrentacinque, quarto- un dobbolone da due e quattro mezze dobbole, due del Papa, una di Spagna et una di Germania, in tutto dobbole quattro, dico dobbole quattro. Nota che tutto questo denaro era in deposito già prima messoci pe rodine del suddetto Padre poco prima che morisse o per dire meglio una ragione vi fece mettere che si trovava appresso di sé prima di morire, ritratto dalla vendita dell’olio dell’eredità Voltaglia del quale era fedele amministratore. Ed il detto deposito è sempre stato custodito con tre chiavi. Né deve portare meraviglia l’essere stato tanto tempo a riscontrare il detto deposito e dagl’altri PP perché ciò è stato per dare in consegna la carica dove si contava a qualche figlio del Convento. Si aggiunge che un quattrino che è un quattrino nessuno Religioso che voi era alla sua morte se l’è appropriato e questo si nota mera verità e sincerità del seguito tutto a gloria di Dio e della SS. Vergine. Io Fra Antonio M. Vannucci Priore affermo quanto sopra si contiene mano propria. Io Fra Gregorio Vannucci idem. Io Fra Bonaventura Marchi idem. Io Fra Agostino segna detto deposito mano propria”. Segue la nota egli investimenti fatti col denaro trovato. Il Convento conobbe dunque un periodo di stabilità economica grazie all’avvedutezza del Voltaglia e di ciò beneficiarono i sette o otto Religiosi (di cui tre Fratelli e cinque Sacerdoti che vi abitavano) ed anche gli abitanti del villaggio. Anche altri Padri meritano di essere nominati: Padre Maestro Bartolomeo del Medico di Corvaja, professore eccellente di matematiche a Pavia; Padre Maestro Bartolomeo Lucchetti di Seravezza che governò il Convento fino al 1622; Padre Maestro Pier Antonio Vannucci da Seravezza che governò il Convento fino al 1777 e lo portò a incrementare le rendite che dopo la soppressione vennero aggregate parte alla Mensa Arcivescovile di Pontremoli e parte all’Ospedale di Sant’Antonio della stessa città, con l’onere però di provvedere al mantenimento di un prete che officiasse messa in Corvaja e delle necessità connesse con una somma annua di scudi 48.5.17. Quel che seguì fu la lenta agonia del Convento che venne definitivamente chiuso nel 1810 dell’Ottocento a seguito della soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone. Da questa data a e fino al 1944 il convento fu abitato da varie famiglie e la chiesa e il chiostro funzionarono come luogo di culto e di edificio parrocchiale. La chiesa, ricostruita nel secondo dopoguerra, ebbe il titolo di Santa Maria Assunta a cui si accompagna oggi quello “In onore della Natività di San Giovanni Battista” di matrice ortodossa e gli avvisi delle celebrazioni sono on line e in cirillico.

di Anna Guidi

Commenti

Al momento non ci sono commenti per questo post del Balestrino.

Lascia un commento

Se desiderate lasciare un vostro commento su questo post del Balestrino compilate il modulo sottostante e fate click sul pulsante Invia

I dati personali saranno utilizzati da parte di Sezione Versilia storica dell'Istituto Storico Lucchese nel pieno rispetto dei principi fondamentali dettati dal Decreto Legislativo n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) e da sue successive modifiche. Il trattamento dei dati relativi a tutti i servizi avverrà con modalità totalmente automatizzate. I dati personali saranno trattati esclusivamente con mezzi elettronici ad accesso riservato al personale addetto, incaricati del trattamento. Sezione Versilia storica dell'Istituto Storico Lucchese ha predisposto tutte le misure di sicurezza informatica necessarie per ridurre al minimo il rischio di violazione della privacy dei suoi utenti da parte di terzi. Il titolare del trattamento dei dati personali è Sezione Versilia storica dell'Istituto Storico Lucchese.

Accetto

Controllo anti-spam *
Clicca la figura uguale alla prima colorata di nero.
  • Captcha
  • =
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
  • Captcha
* Campi obbligatori

 

 

Istituto Storico Lucchese – Sez. “Versilia Storica”
e-mail: versiliahistorica@gmail.com
Privacy e Cookies Accesso area riservata

저는 보통 구글에서 필요한 물건을 찾습니다. 요즘 시계를 사고 싶은데, 구글에서 레플리카 시계 를 정말 저렴하게 찾을 수 있어요.

Seguici su Facebook

Loghi Comuni