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La lunga storia del mercato contadino che un giorno diventerà museo

Articolo tratto dal Tirreno del 4 gennaio 2021
di Michele Morabito

Nelle prossime settimane prenderà il via uno degli interventi più importanti degli ultimi anni che modificherà il profilo del centro storico della città. Si tratta della creazione del Museo Mitoraj nell’edificio dell’ex mercato comunale. Il Museo dedicato all’artista franco-polacco nascerà sfruttando la straordinaria architettura dell’ex mercato coperto che è stato interessato nelle scorse settimane da interventi di sgombero e demolizione dei locali e delle strutture non idonee: il mercato coperto di Pietrasanta è opera del disegno dell’architetto Tito Salvatori, che della città è stato anche sindaco tra il 1953 e il 1956 in sostituzione di Franco Palagi, anch’egli della Dc, tragicamente scomparso in un incidente motociclistico. Il sindaco-architetto Salvatori era un architetto strettoiese di nascita il cui padre con la sua impresa edile aveva costruito il Palazzo Littorio, oggi, palazzo comunale. Allo scoppio della guerra aveva combattuto con gli alpini in Albania e quindi in Russia. Aveva ottenuto il permesso di rientrare in Italia per non lasciarla più. Nel dopoguerra aveva firmato il progetto per la costruzione del monumento Ossario di Sant’Anna di Stazzema. Dopo l’esperienza da sindaco di Pietrasanta durata tre anni, preferì trasferirsi a Forte dei Marmi, interrompendo la carriera politica, ma continuando ad esercitare la professione: realizzerà tra le altre opere i locali del mercato ortofrutticolo in via Oberdan. 

Il mercato promesso. 

Di un mercato agricolo nel Comune di Pietrasanta si era parlato per anni: era nel programma elettorale di una coalizione anomala nata nel 1956 con l’appoggio esterno del Pci che prevedeva appunto la costruzione di un mercato ortofrutticolo all’ingrosso. Dieci anni dopo arrivò il primo finanziamento con la Giunta Sarti che durò il volgere di pochi mesi giusti per approvare il 28 aprile 1965 uno stanziamento per la realizzazione del mercato ortofrutticolo al dettaglio però, e non all’ingrosso nel centro della città. A dare gambe al progetto sarà il commissario prefettizio Mario Domenici che vigilerà sui lavori di costruzione dell’edificio in via Oberdan, per una spesa di 200 milioni di lire. Al servizio della Versilia il mercato nel centro della città doveva essere propedeutico alla realizzazione di un mercato intercomunale fuori dal centro. Sarà la successiva Giunta guidata da Eugene Luchi a interrompere il progetto di un mercato comprensoriale della frutta lungo la via Pisanica, chiudendo per sempre questa ipotesi anche per tutta una serie di polemiche sui terreni sui quali doveva realizzarsi il progetto. «Un mercato ortofrutticolo all’ingrosso - conferma ancora oggi il sindaco di allora Filippo Eugene Luchi - sarebbe stato fuori tempo anche se erano stati già stanziati i primi fondi e piantati i primi pali: quando mi insediai come sindaco nel 1967 trovai sostegno in tutte le forze di centrosinistra (come si intendeva un tempo Democrazia cristiana più Partito socialista, ndr), ma anche nell’opposizione di sinistra e di destra per scongiurare quello che sarebbe stato un grande errore». 

La statua per inaugurare.

Sarà Luchi a inaugurare il mercato di via Oberdan e la bella statua di Marcello Tommasi "La campagna va al mercato", un bronzo di grandi dimensioni con un giovinetto che tira una giumenta. L’opera fu realizzata dalla Fonderia Luigi Tommasi e posizionata nel 1968: è stata temporaneamente rimossa per consentire i lavori di realizzazione del Museo Mitoraj che interesseranno lo storico edificio di via Oberdan, ma sarà ricollocata nella piazza del futuro museo. L'amministrazione Luchi optava per una soluzione intermedia e a conti fatti vincente: dato che il mercato a dettaglio stentava a decollare nella sistemazione subito periferica alla città sulla via Oberdan, si studiò la possibilità di provvedere alla realizzazione del mercato all'ingrosso nei locali al piano terra del mercato al dettaglio, usando la parte inferiore dell'edificio inutilizzata. Il comune avrebbe acquistato una striscia di terra dall'amministrazione ferroviaria per realizzare un collegamento tra Piazza della Stazione e appunto i locali del mercato. A questa soluzione non si opporranno neppure i comunisti che presto saranno in maggioranza con il Psi e il consiglio comunale approverà 90 milioni di lire di finanziamento. 

Il declino. 

Era stata una follia di fine anni '60 l'idea di trasferire tutto il mercato nell'angolo tra via Bernini e via Pisanica: una follia credere che il male dell'agricoltura fosse la mancanza di strutture di supporto adeguate. Il male si chiamava "boom economico"; nessuno era più disposto a passare ore e ore curvo su un campo, dall'alba al tramonto, soggetto alle pazzie del tempo per seguire un'agricoltura che non poteva tenere il passo con quella delle grandi quantità delle pianure. Sarà la nuova amministrazione di sinistra guidata da Rolando Cecchi Pandolfini a chiudere i lavori, come per altri. 

Dal mercato al museo. 

Negli anni il mercato sarà il punto di riferimento a margine del centro per bancarelle, pollerie, minimarket, pescheria, fruttivendoli e tanti altri. Lo spopolamento del centro e la concorrenza dei supermarket negli anni spegneranno le fortune del mercato coperto. Per i pietrasantini sarà quello lo spazio del mercato. Presto arriverà la grande arte che segnerà un passo avanti per la Pietrasanta Città dell'Arte, rendendo omaggio a un artista che tanto ha amato la città.

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