
Nell’approssimarsi del trentennale del 19 giugno 1996, il fiume diventa oggetto di attenzione sotto vari punti di vista. Propongo questo excursus storico attingendo ad un saggio che scrissi nel 1985 per la rivista Labirinto. La deviazione del fiume si legge chiaramente nell’andamento forzato del corso e chi sa osservare si pone di certo la domanda del come e del perché di quel brusco cambio di direzione. Un cambio, una curvatura, che il fiume in un certo senso rifiuta e quando può si riappropria dell’antico suo corso. Accadde anche il 19 giugno di trenta anni fa quando alla Rotta le acque tracimarono e si rovesciarono verso Pietrasanta. Il tema della natura che si riappropria, cancella e recupera merita attenzione e più di una riflessione, ma questa non è la sede, procediamo dunque con la storia di questo fiume in cui la Versilia si riconosce e definisce: Versilia del Fiume, appunto. Da una polla naturale che sgorga dalle falde del monte Altissimo, nonché da alcune scaturigini alle falde della Pania che, scendendo dalla zona di Petrosciana e attraversando Cardoso, accolgono a Pontestazzemese il canale di Mulina, si formano due torrenti di media portata e ampiezza. Serra è il nome del torrente che scende dall’Altissimo, attraversa Malbacco e Riomagno e raggiunge Seravezza. Dal territorio stazzemese scende il Vezza che al Puntone mescola le sue acque con quelle del Serra. Di seguito si incanalano e scorrono brevemente fra le pendici degli ultimi contrafforti delle Apuane, per sboccare poi nella pianura e confluire al mare. Ancor oggi è possibile osservare fra Ripa e Vallecchia il poggio della Foccola, un deposito di ciottoli e ghiaia che il fiume ha ammassato nei secoli. Poiché il fiume nasce dal connubio al Puntone di Seravezza, fu chiamato Fiume di Seravezza come riferiscono Vincenzo Santini che tuttavia chiamava Fiume di Sala il tratto che dalla zona di Pietrasanta raggiungeva il mare. Fiume di Sala si legge anche nel libro dei “Conti e Lavori” conservato nell’Archivio Storico Comunale di Pietrasanta. Il nome Sala deriva dal nome dei Signori della Rocca ai piedi della quale fu fondata Pietrasanta. È difficile stabilire con precisione se con “fiume di Sala” si indicasse soltanto quel tratto che scorreva in prossimità della Rocca o uno più lungo. Stando al suddetto libro si accredita la prima ipotesi perché per il percorso nella pianura e fino alla foce si specifica “fiume di Pietrasanta” o “fiume nostro di Pietrasanta”. In questo modo infatti si teneva distinto il territorio di pertinenza giuridica ed amministrativa del comune di Pietrasanta e del nuovo comune di Seravezza istituito nel 1485 durante la dominazione fiorentina. Nel Cinquecento il fiume, dopo aver attraversato il territorio posto a circa un miglio dall’attuale abitato di Querceta, proseguiva direttamente verso Pietrasanta e superata la città correva verso la campagna. Prima di raggiungere la riva accoglieva le acque del Rio di Traversagna, del Baccatoio e di un torrente proveniente da Camaiore. L’ alveo naturale, privo di sponde regolari, si trasformava in acquitrino insalubre e paludoso in due luoghi: - in prossimità della piana quercetana, a causa della scarsa pendenza del terreno e - in prossimità della foce, nel punto di affluenza del torrente di Camaiore, in ambedue i casi con conseguenze dannose per l’agricoltura e la salute. I raccolti rovinati e la malaria impoverivano e la popolazione già sfiancata dalle febbri. La situazione cambiò con l’avvento della dominazione fiorentina in Versilia e l’esito fu l’insabbiamento del porto di Motrone e la regimentazione del corso del fiume. Nel 1559 si tentò di deviare le acque lungo uno scolmatore laterale tracciato in linea retta verso le paludi del Moragno e del Tribbione vicino al Lago di Porta in modo da proteggere la pianura di Pietrasanta dal pericolo delle piene e dalle zanzare. Il nuovo tracciato venne indicato come Fiumetto o Fiume Nuovo per distinguerlo dal vecchio. Per finanziare l’impresa che durò fino al 1573 si fece ricorso ad imposte sui nuclei familiari su tutto il Capitanato, a contributi versati da enti pii, a contributi in natura versati da Comuni e Comunelli, a cospicui sovvenzionamenti da parte di Firenze e alle risorse derivanti sia dallo sfruttamento delle risorse ittiche del lago di Porta Beltrame, sia da dazi di transito raccolti sul territorio di Stazzema. Al Capomastro Lorenzo Bigonciaio, aretino di nascita, ma pietrasantese di adozione, furono affidate le funzioni di direttore tecnico dei lavori preliminari dell’impresa. In un mese soltanto riuscì a rimettere agli Anziani della Vicaria tutti i piani ed i progetti di sistemazione del bacino del fiume e meritò gli elogi del duca Cosimo. Contemporaneamente alla bonifica del Versilia si provvedeva alla deviazione del Canale di San Giusto, pericoloso per la stabilità delle mura di Pietrasanta, alla sistemazione del torrente Baccatoio e alla pulitura dell’emissario del Lago di Porta. Condotti a termine i programmi del taglio, del nuovo bacino e della relativa arginatura, si mise mano alle opere di bonifica di sacche della pianura e del litorale di Motrone con lavori di prosciugamento che comprendevano lo scavo di canali di scolo e il dissodamento di ampie porzioni di terra. L’impresa generale risultò difficoltosa poiché le tecniche erano rudimentali e carenti le attrezzature. Successivamente ai lavori di bonifica fu la volta della manutenzione e riparazione dei ponti. Si trattava di sistemare il ponte cosiddetto delle Cinque Vie (l’attuale Ponterosso), il Ponte Vecchio e il Ponte di Motrone. Dato che col taglio del Fiumetto le acque venivano ugualmente ad inondare la strada romana in una località prossima a Querceta, fu qui costruito un solido Ponte Nuovo o Ponte di Querceta. Nei lavori di bonifica e costruzione degli argini furono impiegate anche donne in misura all’incirca uguale agli uomini: il motivo della cospicua quantità di manodopera femminile è da individuare nel contenimento delle spese, il salario delle donne era inferiore a quello maschile. Gli operai provenivano dai diversi comuni e comunelli della Versilia ma Seravezza, Stazzema, Riomagno, Azzano, Fabbiano e Terrinca ne fornivano in numero maggiore. Nel 1588 il cavaliere Paciotto con il contributo di Raffaele Pagni presentò un progetto per il riordinamento del Fiume Vecchio allo scopo di evitare le inondazioni e raddrizzare il corso d’acqua fra Pontestrada e Ponte Nuovo. Infatti benché le paludi di Motrone fossero quasi del tutto bonificate il problema degli straripamenti non era stato però risolto ed anzi era particolarmente grave dato il continuo riempimento del letto fluviale. Gli straripamenti e gli allagamenti della pianura di Pietrasanta potevano però essere evitati soltanto potenziando la portata del canale scolmatore e cosi furono riarginati i luoghi più deboli e soggetti a rotture e si usarono capriate contro l’erosione. Infatti la foce del Fiume Vecchio si era progressivamente interrata e le acque raggiungevano a fatica il mare aprendo la via fra le dune litoranee. Nel 1620 fu così scavata la nuova foce su progetto di G. Francesco Cantagallina e Matteo Oldi. Ma l’attività portuale di Motrone si esaurì nel giro di pochi decenni nonostante vari rinforzi ed arginature della foce. In effetti, sia per la carenza di strumenti e di macchine adatte che rendevano i lavori di bonifica e di arginatura particolarmente lenti, sia per la mancanza di attività di manutenzione, i risultati raggiunti finivano per vanificarsi ben presto. Nel 1633, poiché l’alveo del Fiume Vecchio era completamente ripieno, si pensò, per sanare definitivamente la pianura di Pietrasanta, di immettere tutte le acque nel fosso di Querceta. La Casa dei Fiumi e Sciali poteva sostenere il costo dell’impresa avendo fino all’anno prima amministrato anche somme da destinare al restauro di case in Pietrasanta. L’opera fu eseguita coì come era stata progettata ma ci furono interventi di sistemazione generale di una certa consistenza che proseguirono nel tempo fino al 1677. L’ingegnere Giuseppe Santi di Pisa non riaffermò la necessità di dirigere tutte le acque nel Lago di Porta. Nel 1704 le acque furono deviate tutte nel fosso di Querceta e di ciò si allarmarono i livellari e i proprietari dei terreni situati presso il Ponte di Tavole. Più avanti, nel 1707, l’ingegner Buonanave rettificò l’argine e per mezzo di una cataratta fece in modo che il vecchio alveo divenisse fosso regolatore. Fu durante questi lavori che l’originario ponte di tavole venne sostituito con uno di solito materiale. L’ ingegnere Luigi Orlandi provvide ad incassare il fiume presso i Ponte di Tavole e di ciò furono soddisfatti gli abitanti della zona. Dopo l’estinzione dei Medici nel 1737 , il governo passò agli Asburgo-Lorena. Sotto il dominio di Pietro Leopoldo I vennero promosse opere di bonifica delle paludi costiere che caratterizzavano la foce del fiume e il territorio circostante. Al momento mi fermo qui. Vi è ancora molto altro da dire.
Stazzema, 7 maggio 2026
Anna Guidi
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17-05-2026 - 19:41:52 Bravissima Anna come sempre! Finalmente una spiegazione dettagliata, comprensibile ed esauriente sulla deviazione del nostro fiume. Immagino il tempo che hai dedicato per approfondire questo argomento così complesso ma ne è valsa davvero la pena. Grazie. |
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23-05-2026 - 07:35:42 Grazie, Lucia. Un lavoro lungo di anni fa, ripreso in occasione del trentennale. |
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23-05-2026 - 22:49:33 Grazie Anna per questo excursus nel trentennale dall'' alluvione e per il rigore scientifico che ti appartiene! |
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Istituto Storico Lucchese – Sez. “Versilia Storica”
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