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La chiesetta del Pasquilio come baluardo della resistenza apuana

Il Pasquilio è stato, fin dalle epoche più antiche, una zona di pascoli. Oltre ai documenti, lo conferma anche la tradizione orale. La leggenda secondo cui le fate avrebbero insegnato ai nostri padri a fare la ricotta, infatti, era ambientata proprio su queste montagne; ancora oggi esiste la cosiddetta “Tecchia delle Fate”, un piccolo antro scavato nella roccia dove, secondo la tradizione, dimoravano queste creature fantastiche.

In epoca contemporanea il Pasquilio è divenuto non soltanto luogo di pastori e di leggende, ma anche un territorio fondamentale per la storia della nostra provincia e del Paese. Da queste montagne, e in particolare dal Monte Folgorito, il 5 aprile 1945 prese avvio l’offensiva che consentì di sfondare il settore occidentale della Linea Gotica e di avviare la liberazione del territorio dal nazifascismo.

Con il termine Pasquilio si indica tutta la parte alta di Montignoso compresa tra i monti Carchio, Folgorito e Belvedere, luoghi che ancora oggi rappresentano un elemento identitario e simbolico per la nostra comunità.

L’importanza storica del Pasquilio è testimoniata anche dalla presenza di due monumenti strettamente legati alla Resistenza apuana.

Il primo è il monumento realizzato dal professor Mario Angelotti, nome di battaglia “Contegiò”, ed eretto negli anni Settanta, in occasione delle celebrazioni per la caduta del fascismo, sopra il Piazzale del Termo.

Il secondo è la Chiesetta Tricolore del Pasquilio, voluta e costruita dai Patrioti Apuani. Fin dalla fine del 1943, i lavori per la sua costruzione ebbero anche una funzione clandestina: dovevano infatti fornire una copertura all’attività organizzativa delle formazioni partigiane presenti sulla montagna.

Francesco Orlandi, comandante della Compagnia Montignoso del Gruppo Patrioti Apuani, nella relazione sull’attività della compagnia datata 24 giugno 1946 (1) scrive:

«Per poter giustificare la presenza di uomini sui monti il Comando pensò ad uno stratagemma, iniziò, cioè, la costruzione, in località Pasquilio, di una Chiesetta. Gli uomini addetti ai lavori erano tutti partigiani e con la scusa di portare dal piano materiale da costruzione si poté rifornire la compagnia di armi, munizioni e viveri.
La Chiesetta porta tuttora il nome di Chiesetta dei Partigiani».

Mio padre sosteneva – e personalmente condivido questa convinzione – che la Chiesetta del Pasquilio sia stata e rimanga uno dei monumenti più significativi della Resistenza toscana.

La sua stessa concezione architettonica richiama simbolicamente il tricolore italiano: sorge sul verde poggio del Giampolo, che domina la costa da Montenero fino al Golfo dei Poeti; alle sue spalle si innalzano i bianchi marmi del Monte Carchio, mentre i rossi tegoli toscani ne completano idealmente i colori.

La Chiesetta fu costruita in due fasi.

Durante il primo periodo, in pieno inverno, furono scavate le fondamenta e venne realizzata una grande trave di cemento sotto il campanile. Su di essa, il 1° aprile 1944, fu murata la prima pietra: un blocco quadrato di marmo all’interno del quale venne inserito il Decreto di Erezione, il Rescritto Vescovile, firmato da Pietro Del Giudice, allora frate domenicano, dal parroco e dal vescovo dell’epoca (2).

In occasione della posa della prima pietra si svolse una cerimonia al Pasquilio. Non vi parteciparono autorità civili o militari, ma l’evento fu reso solenne da una grande presenza di popolazione e di giovani.

In quei mesi stavano intanto sviluppandosi le prime forme organizzate della guerriglia partigiana e si registravano i primi attacchi contro le postazioni tedesche. Anche al Pasquilio, nel marzo del 1944, si era verificato uno scontro a fuoco.

Dal 12 marzo, una ventina di partigiani si trovavano nella casa detta dei “Rossi” e in un capanno da caccia nella vicina vallata di Querciafessa. Il 19 marzo un reparto della Guardia Nazionale Repubblicana raggiunse il Pasquilio salendo da Montignoso e venne accolto da scariche di fucile e dal fuoco di un mitragliatore azionato da alcuni disertori repubblichini che si erano uniti al gruppo dei resistenti.

Non potendo contrastare le superiori forze nemiche, i partigiani riuscirono a sganciarsi e a trovare riparo nei boschi, mentre i disertori che avevano azionato il mitragliatore furono costretti ad arrendersi.

Nonostante quanto accaduto, i lavori della Chiesetta proseguirono, anche per evitare di suscitare ulteriori sospetti sulle attività della Resistenza apuana.

Proprio a seguito dello scontro del 19 marzo e temendo nuove iniziative dei partigiani, il prefetto dispose che la zona fosse presidiata da uomini dell’85ª Legione della Guardia Nazionale Repubblicana, di stanza a Montignoso.

Nel giorno della cerimonia per la posa della prima pietra, un plotone si schierò al Termo, un altro al Loco da Imo e un terzo alla Raveta. Contemporaneamente, diversi esponenti della Resistenza locale partecipavano alla celebrazione sul colle del Giampolo, mescolati alla folla e sotto gli occhi degli stessi fascisti.

La messa fu celebrata da Pietro Del Giudice, nelle vesti di frate domenicano ma, al tempo stesso, esponente di primo piano della Resistenza apuana.

Il paradosso di quella situazione – con i fascisti che, senza esserne consapevoli, finirono per garantire protezione alla cerimonia e agli stessi resistenti che avrebbero dovuto sorvegliare – fece sì che, in una corrispondenza giornalistica del dopoguerra, l’episodio venisse significativamente ricordato come quello della “Chiesetta delle beffe”.

Ne dà testimonianza un articolo del Corriere d’Informazione del 9 agosto 1947 (3) pubblicato in occasione della ripresa dei lavori:

«Sotto il monte Carchio, uno dei capisaldi della linea Gotica nelle Alpi Apuane s’è ripreso a
costruire una rustica chiesetta votiva alla Madonna: la Chiesa delle beffe al Pasquilio.
Ed è una storia singolare che si inserisce nella grande storia della Liberazione.
Si era nei primi mesi del 1944. Ancora lontano il fronte, ma già su queste montagne di marmo si
raccoglievano i primi nuclei di patrioti. Occorreva non insospettire il nemico, e per giustificare
l’andirivieni e la presenza insolita di tanti giovani, si bandì solennemente l’erezione di un
tempietto alpino al Pasquilio, uno sperone a 800 metri, prospiciente la valle di Seravezza.
Il nemico la bevve, e lo stesso prefetto repubblichino di Massa, nel giorno di posa della prima
pietra, mandò su al Pasquilio un plotone di guardie nere che proteggesse la cerimonia da un
eventuale attacco partigiano.
Il paventato assalto non avvenne, chè i patrioti della zona si trovavano per l’appunto al
Pasquilio per il rito. Partigiani erano i muratori, partigiani gli iniziatori e gli intervenuti
all’inaugurazione e che recarono ciascuno un blocchetto di pietra presso le fondazioni.
Partigiano pure il sacerdote che celebrò la messa: un giovane domenicano di Montignoso, Pietro
Del Giudice. Tutti partigiani, dunque, eccetto gli ignari uomini del servizio d’ordine, i quali
montarono la guardia d’onore ai nemici».

Fu dunque una vera e propria beffa, che per qualche tempo consentì di fornire una giustificazione all’andirivieni degli uomini della Resistenza sulla montagna e alle attività clandestine che vi si svolgevano.

La costruzione, tuttavia, poté procedere soltanto fino a quando le mura raggiunsero poco più di un metro di altezza. Il 15 maggio 1944, con il precipitare degli eventi, i lavori furono sospesi. I costruttori della Chiesetta erano infatti gli stessi patrioti in armi che, di fronte alla crescente pressione nemica, furono costretti a dedicare tutte le proprie energie alla guerra sui monti.

L’articolo del Corriere d’Informazione prosegue (4):

«I tedeschi prendevano possesso della zona per costruirvi la Linea Gotica; avvennero i primi rastrellamenti e i partigiani dovettero gettare la maschera per entrare nella lotta aperta ad oltranza. Ma intanto dietro lo schermo della beffa del Pasquilio s’era costituito il Gruppo dei Patrioti Apuani, complessivamente 2200 uomini, e fu designato comandante proprio il domenicano Pietro Del Giudice, che smise la tonaca per la divisa partigiana».

Terminata la guerra, nel 1947 i lavori furono ripresi con un significato ormai diverso, ma strettamente legato alla funzione originaria della Chiesetta: completare l’edificio affinché diventasse un simbolo di pace e un luogo della memoria, dedicato a tutti coloro che avevano sacrificato la propria vita per gli ideali di giustizia, libertà e uguaglianza.

Nel 1951, anche grazie alle donazioni di enti pubblici e privati, la piccola cappella fu finalmente portata a compimento.

Il 5 agosto dello stesso anno si tenne la cerimonia di inaugurazione e consacrazione, presieduta dal nuovo vescovo di Massa, monsignor Boiardi. Numerose furono le autorità presenti, tra le quali l’onorevole Giovanni Gronchi, allora presidente della Camera dei deputati.

Poco più di un anno dopo, il 28 dicembre 1952, la Chiesetta fu donata alla Provincia di Massa-Carrara, affinché potesse ricevere nel tempo le cure e gli interventi di manutenzione adeguati a un monumento di così rilevante valore storico e artistico.

Lo stesso Pietro Del Giudice continuò a prodigarsi fino alla morte affinché la Chiesetta fosse adeguatamente conservata e tutelata, nella consapevolezza del significato che quel piccolo edificio aveva assunto nella storia della Resistenza apuana e nella memoria della comunità.

Il significato profondo della Chiesetta è sintetizzato nell’epigrafe di dedica dettata dal professor Augusto Mancini, presidente del CLN provinciale di Livorno durante la Resistenza e successivamente primo rettore dell’Università degli Studi di Pisa liberamente eletto (5):

«Questa Chiesetta Alpestre
che ha nome Madonnina del Pasquilio
nei giorni del più duro cimento
per la causa della libertà
I Patrioti Apuani
votarono alla Vergine Regina Pacis
e vollero fosse segno di loro riconoscenza
alle popolazioni di Massa e di Montignoso
che ebbero fraternamente solidali
nelle sofferenze, nella lotta e nel martirio,
fondata in un impeto di speranza e di amore
sul finire del 1943,
interrotta per l’asprezza della guerra,
portata con la stessa fede a compimento
dopo la Liberazione
resti ad attestare
qui dove fu il cuor della Linea Gotica
nel commosso ricordo di tutti i caduti
Partigiani e civili,
chè soltanto con la saldezza della coscienza
con lo spirito di concordia e di sacrificio
si difendono e si custodiscono contro ogni violenza ed ogni insidia
Patria, Libertà, civiltà».

La Chiesetta del Pasquilio conserva quindi un valore che va ben oltre quello religioso o architettonico. Nata come espediente per proteggere e rendere possibile l’organizzazione clandestina della Resistenza, divenuta poi testimone diretta dei mesi più duri della guerra sulla Linea Gotica e infine completata come luogo di pace e di memoria, essa rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più significative del legame tra i Patrioti Apuani e le popolazioni di Montignoso e Massa.

Un monumento nato dentro la Resistenza e rimasto, nel tempo, baluardo della memoria, della libertà e dei valori per i quali partigiani e civili combatterono e sacrificarono le proprie vite.

Maria Del Giudice

 


1. Francesco Orlandi, Relazione sull’attività della Compagnia Montignoso del Gruppo Patrioti Apuani, 24 giugno 1946.

2. Decreto di Erezione e Rescritto Vescovile collocati nella prima pietra della Chiesetta del Pasquilio il 1° aprile 1944; nel testo sono indicati come firmati da Pietro Del Giudice, dal parroco e dal vescovo dell’epoca.

3. Corriere d’Informazione, 9 agosto 1947, articolo dedicato alla ripresa dei lavori della “Chiesa delle beffe” al Pasquilio.

4. Ivi.

5. Epigrafe di dedica della Chiesetta del Pasquilio, dettata dal professor Augusto Mancini.

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